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Nelle pagine di un volume da me acquisito nel 1961

  Feltrinelli aprì nel 1961 una grande libreria nel centro di Firenze a 50 metri dal liceo che frequentavo. Per promuovere l'iniziativa offrì agli studenti la possibilità di prendere un libro gratis. Io scelsi  Crudeltà , di Pavel Nilin, o meglio i miei occhi si fermarono su quel libriccino e la mia mano destra lo tolse da dove si trovava. L'avrò letto? Penso di sì, notevole è piuttosto la possibilità che si tratti del primo libro acquisito da me in autonomia. In questi sessantacinque anni devo averlo letto una seconda volta, ora noto che ci sono mie tracce lasciate con una matita verde.  A 14 anni non sapevo nulla della rivoluzione russa e delle pene che la seguirono in quantità. Nulla dell'etica rivoluzionaria.  Crudeltà , scritto nel 1956, quindi qualche anno dopo la morte di Stalin, racconta di un episodio siberiano della lotta che in Urss fu sostenuta per anni e anni contro gli oppositori anticomunisti. Il punto di vista è quello di un giovanissimo agente di pol...

Il lutto che è esploso

Nel 1948 Jean Genet pubblicò un romanzo intitolato Pompe funebri . In questione è il lutto del narratore, Jean, relativo a un suo giovane amante fucilato in quanto partigiano da parte della milizia petainista. Ricordo che la Francia, sconfitta dai tedeschi nel 1940,  rimase fino al 1945 per metà in mano al nemico, per metà in mano ai sostenitori francesi del nemico, appunto detti petainisti, da Petain, massimo loro rappresentante. Tre sono gli aspetti interessanti del romanzo: 1) la posizione del narratore nei confronti della battaglia tra resistenti e petainisti, 2) il modo come il tutto viene raccontato, 3) la pornografia omosessuale di cui è capace Genet.  1) Il narratore trova il cosiddetto collaborazionismo, e in particolare i giovani membri della milizia petainista, trasgressivi nei confronti dei francesi per bene, borghesi e non borghesi. Il fatto che dei ragazzotti, tra i quali diversi teppisti, facciano venire i brividi alle brave persone patriottiche, al narratore ...

I progetti suicidari di un avvocato

Di recente sono tornato a leggere L'airone , romanzo di Giorgio Bassani. Con maestria vi si rappresentano una giornata di "svago" venatorio e lo stato mentale di un proprietario terriero in disarmo. L'avvocato Limentani nel 1947 si trova - soprattutto si vede , a quaranta anni appena - cornuto, semi impotente, minacciato dai comunisti. Sopravvissuto in Svizzera alla sorte dei suoi correligionari ebrei, è in crisi per essere sopravvissuto; disadatto al mondo, quel che è peggio lo sentiamo disadatto alla sua storia personale. Tutto vero, e insieme tutto travisato da uno stato potente di depressione. Il romanzo o racconto che dir si voglia inizia all'alba e minuzioso termina all'inizio della notte. L'airone del titolo, in un caso esplicitamente sovrapposto al protagonista, è una delle prede della giornata di caccia, beninteso abbattuta dalla guida venatoria in palude di Limentani, non da lui. Che con nefasta abilità interpreta ciò che vede come minaccia, deri...

Corsicato: da Pappi a Pasquale

  Pasquale Corsicato ha lasciato Napoli e ha trasferito l'impresa filmica che sostiene da molti anni, anzi decenni, a Milano. Nel trasloco ha rinunciato ai gusti acri di un tempo confezionando un'opera che non so se avrei riconosciuto come sua, se non ne fossi stato informato. S'intitola "Perfetta illusione" ed è del 2022. Racconta di un giovane artista: dotato di ascendente sulle femmine e bugiardo, costui s'inguaia, tra donne e pittura, a un punto tale che finisce in galera. Consiglio il film, godibile e ben recitato da tutti i professionisti chiamati in causa, a parte Francesco Bonami, il noto critico d'arte che qui recita male sé stesso. Non racconto tuttavia riassuntivamente la trama, come spesso mi accade, limitandomi a segnalare che essa mi ha ricordato Stefan Zweig, quel notevole scrittore austriaco che forse oggi non brilla più sugli scaffali come ottanta anni fa. Mi pare che Corsicato abbia oltrepassato la sua fase "Pappi" e abbia conqu...

Saramago, Pessoa, Ricardo Reis

 Il lungo romanzo di José Saramago L'anno della morte di Ricardo Reis (1984) racconta del ritorno in patria dal Brasile del quasi cinquantenne RR, medico, verso la fine dell'anno 1935. RR prende alloggio in un buon albergo di Lisbona* dove tra l'altro inizia una relazione erotica con Lidia, giovane cameriera in loco. Nel contempo ha una relazione platonica con la signorina Marcenda, una handicappata di Coimbra ospite saltuaria nell'albergo stesso. RR infine si installa in un vasto appartamento, infatti non manca di denaro; esercita la professione come sostituto di un collega malato; lo accudisce Lidia. In Portogallo, ci ricorda il romanzo, vige un solido governo autoritario, quello di Salazar; in Spagna sta per cominciare la guerra civile che porterà al potere Francisco Franco, destinato a governare per decenni come Salazar. Chi per caso ignorasse il modo di raccontare di Saramago può conoscere qui l'abile sua tecnica dialogante non senza ricavarne un certo piacere,...

Vacci nati e vacci morti

Dopo l'ondata immensa delle vaccinazioni anti covid tra la gente comune gira la voce che qualche morte sia strana, improvvisa, e qualcuno, soprattutto tra i non vaccinati, sostiene che tale stranezza e imprevedibilità sia legata alle suddette vaccinazioni. In altri termini viene applicata da costoro la nota fallacia consistente nel confondere il "dopo che" (post) con l' "a causa di" (propter). Del resto morti improvvise e strane ci sono sempre state. Se tuttavia un noto medico pubblicista propone su uno dei più diffusi quotidiani italiani* i risultati di una ricerca, svoltasi in Francia , sulle morti avvenute dopo il periodo covidoso tra i vaccinati in confronto con le morti avvenute tra i non vaccinati, allora viene da pensare che anche  in sede specialistica e scientifica  qualche domanda sugli effetti indesiderati delle vaccinazioni  ci si faccia. Per venire a me, io non   mi sono fatto vaccinare per 3 motivi più 1 : perché si pretendeva che lo facessi, p...

Le vicissitudini del freddo e del caldo

 La messa in scena di Mishima della frigidità - con il romanzo Musica* - consta, oltre che di una credibile imitazione della psicanalisi, di un fugace accenno al romanzo di Stendhal  Armance . Piuttosto noioso, quest'ultimo racconta le inspiegabili peripezie di un giovane attorno a una fanciulla di nome Armance. Costui fa di tutto per non guadagnarsi le grazie di lei (eppur si sposano) definendosi altresì un mostro . E' probabile che tale "mostruosità" sia l'impotenza, eppure a ciò nel testo non si accenna, quasi che il testo in sé replichi le vicissitudini della storia, oziose e ingarbugliate. Leggendo questa deludente opera di Stendhal mi è tornato alla memoria  Il bell'Antonio di Vitaliano Brancati, che inscena magistralmente il tema della impotenza - nell'ambiente dei possidenti catanesi durante il governo fascista (1922-1943). Come il protagonista stendhaliano, il bell'Antonio cerca di ingannare la moglie con qualche gabola al fine di evitare l...