Accabadora
Trovato in casa il romanzo breve Accabadora di Michela Murgia ho avuto agio di leggerlo in questi giorni spinto dalle chiacchiere più o meno vane che sono corse su MM nei giornali. Una bambina viene adottata da una sarta che svolge, quando ne è richiesta, il nobile lavoro di por fine alla vita di malati ostinati e definitivi. Divenuta una ragazza consapevole la figlia adottiva della accabadora scappa via dalla Sardegna e approda in una famiglia benestante di Torino, dove pian piano stringe una sorta di amore ancillare con il maschietto di cui fa la tata. Licenziata, la figlia adottiva fa ritorno al paese. Nel frattempo la madre adottiva si è ammalata e si avvia alla morte. Naturale che alla fine la già scandalizzata figlia soffoca il residuo respiro della madre. Il racconto quindi consta di tre parti, due sarde, una torinese: Sardegna uno mi piace, è denso e colmo di spirito, vale; Torino sta un po' tanto per conto suo; Sardegna due non vale Sardegna uno. Direi che in Sardegna un...