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Visualizzazione dei post con l'etichetta Snobismo

Il tempo perso

Ho nei decenni letto tre volte il primo volume de La Recherche , due volte gli altri, una volta l'ultimo della serie. Tra gli eroici traduttori ricordo Giorgio Caproni, Natalia Ginzburg, Franco Fortini. La terza volta che ho letto il primo volume, ciò dipese proprio dal traduttore, Giovanni Raboni. Ma non è di queste cose che intendo scrivere. Il tempo ritrovato , questo il titolo dell'ultimo volume, induce il lettore a pensare che quanto ha letto fin lì adesso trovi la sua sistemazione teorica ... ma è molto noioso e suggerisce che Proust fosse un perdigiorno ... quanto teorizza in fatto di arte narrativa, che è del tutto squisito, abbisognerebbe di qualche pagina, non di decine e centinaia ... insomma, Proust approfitta del lettore che si è costruito in migliaia di pagine per rifilargli una vera stoccata ... dopo avergli servito elucubrazioni sul vissuto francese della guerra 15-18 ... e prima di annichilirlo con il relativismo applicato alla mondanità ...

Gabri, frena!

Dopo aver letto per la seconda volta, nel contesto di una mia rilettura completa di quasi tutte le opere di Piero Chiara, la  Vita di Gabriele D'Annunzio, ho deciso di misurarmi con Il fuoco e con Notturno , che, insieme a Il piacere e a L'innocente , costituiscono tutto il (poco) D'Annunzio in mio possesso. Notturno , opera scritta in stato di menomazione visiva a causa di una grave ferita subita da Gabriele durante un combattimento aereo (il nostro partecipò alla cosiddetta grande guerra), è piuttosto sopportabile forse proprio a causa dell'accennata menomazione, perché è in  sordina ; comunque ne ho rimandato la lettura completa a un futuro senza data. Il fuoco , romanzo scritto verso la fine del diciannovesimo secolo, sono riuscito con gran fatica a leggerlo fino in fondo. Pare che ai tempi tale opera abbia suscitato un certo clamore a causa del riferimento dei protagonisti, Stelio e Fosca, a Gabriele stesso e a Eleonora Duse, entrambi celebri e notoriamente legat...

Gabriele D'Annunzio secondo Piero Chiara

  Vita di Gabriele D'Annunzio è un libro pubblicato da Piero Chiara nel 1978 (ed. Mondadori) che segue anno dopo anno, mese dopo mese, se basta, il percorso (1863-1938) di uno degli scrittori italiani che più sono stati conosciuti in Europa, di un personaggio pubblico che ai suoi tempi fu di primissimo piano. Come indica il titolo del libro, Chiara non si occupa dell'opera (poesia, teatro, narrativa, giornalismo, interventi di natura politica, invenzioni pubblicitarie) di D'Annunzio, ma della sua vita. L'immagine che dà la lettura (e, nel mio caso, rilettura) del libro è quella di una personalità che seppe imporre sé stessa ai suoi contemporanei modificando ai suoi fini la realtà delle cose del mondo. D'Annunzio seppe imporsi nel mondo delle lettere, dell'arte, del teatro, della politica, dell'avventura: del denaro. Chiara lo segue, lo osserva, lo documenta, come scrivevo poco sopra, quasi giorno per giorno, in altri termini se non siamo alla “scala 1:1” p...

Leonardo Sciascia

 Una visione recente del vecchio film "A ciascuno il suo", riproposto dalla Rai nel centenario della nascita di Leonardo Sciascia (1921), autore di un romanzo dallo stesso titolo, mi ha indotto a riprendere in mano gli svariati libri di LS che avevo accumulato ormai molti anni fa. Ai tempi avevo progettato uno studio d ell'opera di LS, ma - non ricordo perché - lo abbandonai. Ho riletto per ora  A ciascuno il suo, Il giorno della civetta, Porte aperte, Le parrocchie di Regalpetra , ma solo in parte quest'ultimo,  Candido, 1912+1, Morte dell'inquisitore, Ritratto dello scrittore da giovane,  e portato a termine Il maestro di Regalpetra , biografia di LS scritta da Matteo Collura, che ai tempi mi era sembrata inutile ai miei fini. Di quest'ultimo libro dirò che è agiografico : l'autore, un giornalista siciliano, non poté affermare che LS fosse alto e bello, e ciò credo che gli sia costato.  Può darsi che LS, appassionato di crimini, di legge e di giustizia, ...

L'impunità del male. Inizi della carriera di Tom Ripley

Letto il lungo romanzo The talented Mr.Ripley di Patricia Highsmith nella nuova versione italiana (edita da La Nave di Teseo). Scritto negli anni cinquanta, è interessante per il lettore italiano in quanto mostra il nostro Paese visto all'epoca da una statunitense, la Pat, ben consapevole della condizione di privilegio degli "americani" in Italia, specie se dotati di mezzi. L'Italia è un posto carino dove si lavora poco, si mangia bene, si beve buon vino; un paese pasticcione, piccolo, dove l'inglese si ignora o si storpia, e dove un "americano" riesce a fare il suo (porco) comodo. Abbiamo flash di Roma, Venezia, Napoli, della costa amalfitana e della Liguria, in particolare di San Remo. Niente svenevolezze da turista, e di questo bisogna dar merito alla Pat. Che mi pare un po' ottimista sui tempi di percorrenza dei treni e dei pullman nella penisola; ma è un dettaglio. Su questo teatro opera Tom Ripley all'inizio della sua carriera di imbrogli...