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Una strage di cavoli

"Il nastro bianco", film di Michael Haneke del 2009, è molto godibile in fatto di cinematografia, insomma mi piace molto guardarlo, facce, costumi, paesaggi, case, tutto quanto in bianco e nero. Un anziano, già maestro elementare, racconta certi fattacci* avvenuti subito prima della cosiddetta grande guerra (1914-1918) nel villaggio di sua competenza, insieme comunque al suo incontro e fidanzamento con una graziosa fanciulla. Il narratore ne sa un po' troppe di cose, anche minime, in merito agli abitanti del villaggio e alle loro vite. Si direbbe che è "onnisciente", ma lasciamo perdere. Haneke sembra voler dire che il tipo di educazione vigente ai tempi, nastri bianchi simbolo dell'innocenza, frustate, repressione sessuale, autoritarismo e via dicendo, sia il contesto dei fattacci che avvengono nel villaggio, ovvero che tali fattacci dipendano dall'autoritarismo, dalla repressione sessuale, dai nastri bianchi eccetera. Senonché anche oggi, dopo un secol...