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I progetti suicidari di un avvocato

Di recente sono tornato a leggere L'airone , romanzo di Giorgio Bassani. Con maestria vi si rappresentano una giornata di "svago" venatorio e lo stato mentale di un proprietario terriero in disarmo. L'avvocato Limentani nel 1947 si trova - soprattutto si vede , a quaranta anni appena - cornuto, semi impotente, minacciato dai comunisti. Sopravvissuto in Svizzera alla sorte dei suoi correligionari ebrei, è in crisi per essere sopravvissuto; disadatto al mondo, quel che è peggio lo sentiamo disadatto alla sua storia personale. Tutto vero, e insieme tutto travisato da uno stato potente di depressione. Il romanzo o racconto che dir si voglia inizia all'alba e minuzioso termina all'inizio della notte. L'airone del titolo, in un caso esplicitamente sovrapposto al protagonista, è una delle prede della giornata di caccia, beninteso abbattuta dalla guida venatoria in palude di Limentani, non da lui. Che con nefasta abilità interpreta ciò che vede come minaccia, deri...

Chi l'ha visto?

E' morto Angelo Guglielmi (1929), celebrato animatore della terza rete Rai, attivo prima dell'avvento di Berlusconi al governo (1994). Guglielmi aveva fatto parte del “Gruppo 63”, una compagine di scrittori e critici (Arbasino, Balestrini, Eco, Manganelli, Sanguineti, Vassalli, Malerba sono coloro di cui ho letto nei decenni qualcosa, ma vi appartennero più o meno strettamente parecchi altri contestatori della produzione narrativa italiana post bellica, detta neorealista). Tra i bersagli del “Gruppo 63” so che vi furono Carlo Cassola e Giorgio Bassani. Del secondo ricordo L'airone e, a bella posta, non il più famoso suo romanzo. Del primo ricordo Un cuore arido e Ferrovia locale , a bella posta tralasciando il resto della sua ricca produzione, a me non del tutto ignota. Perché ho scritto “a bella posta”? Perché, specie a proposito di Cassola, non mi va di elencare né di facilitare troppo la vita di chi mi legge. I tre libri menzionati sono di eccellenza direi umanistica ...

Lascia perdere Proust

Da solo, in movimento, il critico davanti alla telecamera parla di Giorgio Bassani, menziona Proust, sciorina la "scioà", gesticola. Sì, certo, il romanzo più noto di Bassani inizia con una gita da Roma del narratore con amici a una necropoli, di lì scatta la memoria e lo scavo in Ferrara, in Micol, e nel protagonista che spasima, quando invece è un altro che scava Micol.  Da ciò scomodi Proust, da queste poche pagine di introduzione? Non è in questione con Bassani la memoria involontaria.  Parla di Bassani, amico caduto nelle grinfie della tv che ora ti rende ridicolo, lungotevere, da solo parlante. Parla di quant'è bravo Bassani, di quella misterica voragine lungo le mura, a Ferrara, di Micol irraggiungibile, perversa, crudele. Parla pure del danaroso omosessuale che si fa spolpare e devastare da un amore, ne Gli occhiali d'oro . Ma lascia perdere Proust.