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Ferito a morte

Ho riletto Ferito a morte  * di Raffaele La Capria, scrittore mancato quest'anno. Si tratta di un romanzo dei primi anni sessanta (Bompiani) che resta valido, a parte le questioni napoletane in corso più o meno dolente nell'immediato secondo dopoguerra, per il metodo di messa in scena della materia. Non vi è racconto lineare, o almeno ve n'è poco (nell'ultimo capitolo, "caprese"). Il massimo esponente italiano che io conosca di questa maniera è Antonino Pizzuto, talvolta quasi illeggibile ( Ravenna ), più corrivo in Signorina Rosina , in Si riparano bambole ... Sennò, meno arduo, penso ad Arrigo Benedetti ( Le donne fantastiche ; Gli occhi )... Venendo a tempi meno lontani, vedo Antonio Moresco ( Gli esordi )...  Il capostipite? Joyce, in Ulisse .  Immagini, voci, frammenti di conversazioni ... "cubismo" letterario?   Peccato che la materia di Ferito a morte , quando non è napoletana o "amorosa", o "filosofica" (Natura versus Sto...

Arrigo Benedetti

Di recente ho letto tre libri di Arrigo Benedetti, lucchese vissuto nel secolo scorso, fondatore de L'Espresso eccetera, insomma giornalista, ma eccellente scrittore. Segnalo Le donne fantastiche , una raccolta di testi entro cui brilla una passeggiata lucchese tra la sera e la notte, oltre, è ovvio, al racconto dove due ragazze lavorano d'immaginazione e di parola. Segnalo Rosso al vento , viaggio di un diciottenne da Roma fino a Milano negli ultimissimi giorni della guerra, 1945. Da Piazza del popolo, faccio per dire, a Piazzale Loreto. Segnalo infine Gli occhi : un ministro democristiano dimissionario (causa figlio scavezzacollo) torna a Lucca a finire i suoi giorni ... Non conoscevo Benedetti, per fortuna non so quasi nulla delle sue imprese giornalistiche. E' stata una scoperta gradevole, direi che nelle sue pagine, certo scritte non da "primitivo", c'è una soggettività immaginale che ricorda Federigo Tozzi ... Nel non raccontare, nella reticenza, nel ...