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Céline, Delfini ...

 Nel Corsera di ieri (6 Agosto) trovo, in nazionale, una notizia su scritti inediti di Céline, e, in locale, considerazioni su Antonio Delfini, un autore poco fortunato. Gli inediti di Céline potrebbero essere carte perdute o rubate o dimenticate. Si sa che la casa parigina di LFC al termine della guerra fu in sua assenza* messa a soqquadro. Si sa altresì che, lui defunto, la vedova frenò eventuali editori per motivi di prudenza politica. LFC era diventato un intoccabile.  Delfini visse anche a Firenze, ma non l'amava, mi dispiace per l'articolista locale. Che in un lungo articolo omette la segnalazione de Il ricordo della basca , ottimo testo. Invece azzarda che Il fanalino della Battimonda sia un testo fondamentale. Fondamentalmente fallito e all'incirca illeggibile, fa pensare agli effetti del "fumo". Delfini tentò nel FDB il "paroliberismo" (Savinio): bravo. Surrealismo modenese. Futurismo tardivo. Non c'è nessun problema, solo che definirlo un t...

Cesare Garboli

Adelphi pubblica una raccolta di scritti di Cesare Garboli, studioso e critico di letteratura defunto una decina di anni fa. Nel Corriere di ieri 24 ottobre si recensisce il libro e si racconta di Garboli, diciamo del suo metodo, di cui chi abbia letto Scritti servili , o Falbalas , può essersi fatto ai tempi una o più idee. Innegabilmente Garboli sapeva dare dei suoi autori ritratti godibili, ne sapeva fare dei personaggi, a volte (penso al caso di Antonio Delfini) addirittura li inventava, ragione per cui se andavate poi a leggere Delfini potevate restare un poco perplessi. S'infilava, Garboli, dentro tali ritratti, dal momento che i suoi autori erano o erano stati suoi conoscenti. Scriveva non tanto dei libri di Natalia Ginzburg o di Elsa Morante, ma d'un insieme umano-letterario che intrecciava le loro persone alle loro opere, e Cesare ci entrava. Lo stesso fa il recensore di ieri nel Corriere, ci dice che Garboli era bello, seducente, preparato, intelligente, e che lui, il...