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"Ciò" non è "c'ho"

Un giovane che è stato immerso nella scuola fino ai sedici anni circa, che ha conseguito la licenza elementare e quella media, scrive una riflessione e la diffonde. In due casi scrive, al posto di "ciò", che significa all'incirca "questo", "c'ho", che invece significa "ci ho", come dire "possiedo". Suonano simili assai, certo, e se non hai né orecchio, né abitudine alla lingua scritta, cadi nell'errore, perdonabile se sei un uzbeko in via di sviluppo linguistico italiano: non se sei italiano. L'errore, che rovina la riflessione, per non dire che la ridicolizza, dipende certo dalla asineria privata del giovane, ma anche dell'infamia pubblica degli studi che lui ha fatto.

Ortografia

Sempre più spesso leggo Si affermativo di risposta senz'accento sulla i invece che Sì con l'accento: perfino nelle cazzo di schede referendarie! "Paolino si liscia i baffi" : bene senza accento sulla i , perché si significa che Paolino liscia i baffi a se stesso (o a sé stesso, va bene ugualmente). "Paolino si rende ridicolo": bene senza accento sulla i , perché si significa che Paolino rende ridicolo se stesso. "Hai portato la motosega? Sì, l'ho portata." Bene con l'accento sulla i , perché sì significa affermazione. Si (a se stesso) viene dal latino sibi. Si (se stesso) viene dal latino se. Sì viene dal latino sic.
La lettera che il noto Lavitola avrebbe scritto a Berlusconi, pubblicata ieri 29 settembre su La Stampa e certo da altri giornali, non contiene solo riferimenti precisi a parlamentari pagati da Lavitola con lo scopo di toglierli alla maggioranza di centrosinistra per far cadere il governo Prodi, né solo riferimenti alla costruzione di un caso di malaffare (la "casa di Montecarlo") con lo scopo di danneggiare Gianfranco Fini, né altri spunti che permettono, se autentici, di indovinare che con Berlusconi Lavitola aveva un rapporto di genere manzoniano (come quello tra il "Griso" e Don Rodrigo), ma presenta anche una serie di strafalcioni ortografici. E' un fatto che sempre più spesso, quando si entra in contatto con quest'intimità di una persona (la sua scrittura), troviamo lo squallore dell'incapacità di comporre una lettera, uno scritto qualsiasi, senza che la lingua italiana ne esca danneggiata. L'autore ne risulta, agli occhi di chi ama la lingua ...