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I progetti suicidari di un avvocato

Di recente sono tornato a leggere L'airone , romanzo di Giorgio Bassani. Con maestria vi si rappresentano una giornata di "svago" venatorio e lo stato mentale di un proprietario terriero in disarmo. L'avvocato Limentani nel 1947 si trova - soprattutto si vede , a quaranta anni appena - cornuto, semi impotente, minacciato dai comunisti. Sopravvissuto in Svizzera alla sorte dei suoi correligionari ebrei, è in crisi per essere sopravvissuto; disadatto al mondo, quel che è peggio lo sentiamo disadatto alla sua storia personale. Tutto vero, e insieme tutto travisato da uno stato potente di depressione. Il romanzo o racconto che dir si voglia inizia all'alba e minuzioso termina all'inizio della notte. L'airone del titolo, in un caso esplicitamente sovrapposto al protagonista, è una delle prede della giornata di caccia, beninteso abbattuta dalla guida venatoria in palude di Limentani, non da lui. Che con nefasta abilità interpreta ciò che vede come minaccia, deri...

Mal d'Africa

Le situazioni in cui viviamo sono sempre determinanti per ciò che pensiamo, diciamo, facciamo. Ancora di più lo sono se consistono in un qualche stato di privazione della nostra "libertà". Per cui non è strano che Silvia Romano, la ragazza ieri fatta tornare in Italia dall'Africa, dove è rimasta prigioniera per un anno e mezzo di una o più organizzazioni di sequestratori, abbia mantenuto un abito acquisito durante la prigionia e abbia dichiarato di essersi convertita alla religione islamica. A parte le circostanze pratiche di sopravvivenza (ci si veste con quello che l'ambiente " offre", si mangia quel che si può, ecc.), si giocano i "giochi" che l'ambiente di fatto impone. Senza contare il "mal d'Africa"! Tra parentesi: convertirsi all'islamismo non è più bizzarro della credenza nella verginità della madre di Gesù o nella "santissima trinità". O nella "resurrezione".

"Eroi"

Sempre più spesso sento e leggo goffaggini lessicali, per questo non mi ha colpito troppo che l'affannato padre di due bambini, reduci da una brutta avventura di freddo boschivo e notturno, li abbia definiti "eroi". Semmai "eroi" sarebbero stati forse da denominare coloro che hanno salvato i bambini dall'assideramento. Sopravvivere non è un atto di eroismo, sacrificarsi per una "buona causa", invece, lo è. Neanche morire è un atto di eroismo, se non è una scelta umanitariamente compiuta.
I nostri amici fiorentini c'informano che la locale università usa garantire, ai docenti che (finalmente) vanno in pensione, la fruizione di stanze, tavoli, telefoni e connessioni internet in facoltà, come se niente fosse cambiato, osservano i nostri giovani e ingenui amici fiorentini. Ma è proprio così: tra un docente universitario in attività ed uno in pensione non c'è alcuna differenza. A parte che la locale università non gli passa più il vitalizio. P.S. Tuttavia bisogna ammettere che tali "benefits" saranno erogati per soltanto due anni, intanto, ed a richiesta degl'interessati.