Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Marco Bellocchio

Il caso Mortara secondo Bellocchio

Il film di Marco Bellocchio, "Rapito" (2023), è godibile dal punto di vista estetico, ben recitato da ottimi attori dotati di ricchezza fisionomica, e, come al solito, cinematograficamente ottimo - luci, colori. Eccellente il bambino che interpreta il ruolo del piccolo conteso. Chi segue il film fruisce di informazioni o, se è il caso, di un restauro di informazioni in fatto di storia italiana ottocentesca. La vicenda è la seguente: a Bologna un bambino ebreo viene battezzato di nascosto da una giovane donna a servizio dei Mortara, la famiglia di lui; la ragazza teme infatti che il bambino, ammalato, muoia e finisca nel "limbo"... La Chiesa rivendica qualche anno dopo il bambino battezzato - de jure e de facto lo rapisce alla famiglia Mortara. Si è nello Stato pontificio, di cui Bologna fa parte. I Mortara non riescono a riavere il bambino presso di sé, anzi: il piccolo si adatta alla sua nuova vita di cattolico. Crescendo viene accostato allo stato sacerdotale. Fa...

Grazie zia

Rivisto il film di Salvatore Samperi "Grazie zia" (1968), con Lou Castel, Lisa Gastoni e Gabriele Ferzetti. Tra i cultori di sinistra Lou Castel aveva sfondato pochi anni prima con il capolavoro di Bellocchio "I pugni in tasca"; il film di Samperi parve un abile sfruttamento della breccia creata da e per Lou Castel. Oggi considero tale probabile opera prima del giovane Samperi una realizzazione ottima - forse ragiono in modo paternalistico. Ottima l'antipatia colossale di Ferzetti, splendida Lisa Gastoni, ripetitivo Castel, eccellente il balletto di una sciocchina al suono dell'Equipe 84 ... "ad Auschwitz c'era la neve" ... Una trentenne eterna fidanzata si libera del non promesso sposo, del primario (è una dottoressa), del perbenismo domestico, grazie alle stramberie di un nipote ventenne che, gravemente nevrotico, simula una paralisi e mira semplicemente a farsi uccidere. Da lei.  L'immagine del 68 che dà Samperi è sgradevole, ma il 68 f...

Il complesso paterno

 Il film di Marco Bellocchio sul rapimento di Aldo Moro, "Esterno notte", di cui ho visto due lunghi brani in tv, mi pare gustoso (facce, colori, interni, esterni). Non essendo riuscito a vederlo interamente, non posso dare un parere sulla sua qualità complessiva. Il giorno del rapimento di Moro e della uccisione degli uomini della sua scorta andai a pranzo dai miei e con mia grande sorpresa trovai mio padre in casa: era tornato in anticipo. Appariva colpito dall'evento, smarrito. Seduto su una poltrona teneva d'occhio la tv. In effetti le Brigate Rosse l'avevano fatta grossa! Che cosa sarebbe avvenuto, ora? Probabilmente lo stato in cui trovai mio padre mi consentì di toccare dentro di me qualcosa che la corazza ideologica copriva. Contemplai mio padre per qualche minuto, ma non ricordo di aver scambiato con lui più di qualche parola. Mi sembrò che esagerasse! A parte l'aspetto politico del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro, io penso che Bellocchio ...