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Aura Vs Aurea

"Aura" significa soffio leggero, venticello, effluvio, ineffabile quid che contornerebbe una figura umana: ne deriva l'aureola, quella dei santi. Spesso chi vuol parlare difficile dice, al posto di "aura", aurea , che è un attributo inerente all'oro (anche come metafora) e con l' "aura" non c'entra. Laura è un ben noto nome proprio.
Nella vetrina dei tacchi a spillo di Lilli Gruber giorni or sono era ospite il giovane Casaleggio insieme ad un giornalista, in immagine un sociologo, De Masi. Il Casaleggio ha usato il termine "rappresentazione" al posto di quello corretto, "rappresentanza" (riferito appunto ai rappresentanti del cosiddetto popolo); il giornalista, parlando del convegno M5S di Ivrea, ha detto che in tale sede era stato "evocato" Casaleggio padre, insieme a Grillo fondatore del movimento; non trattandosi di una seduta spiritica, in Ivrea, il tipo avrebbe dovuto dire "rievocato". Il Casaleggio in Ivrea, leggo nel Corriere fiorentino di oggi, 16 aprile, avrebbe in due occasioni cannato il termine "aura" (alone sacro, da cui aureola), come molti parlando di "aurea".
1.Non si dice "aurea", quando si vuol accennare a un qualche "alone" all'incirca "soprannaturale" che si attribuisce per esempio ad una persona. Si dice "aura". Ne deriva il termine "aureola". 2.Quando s'incorre in una qualche assonanza di parole non voluta ciò si definisce "bisticcio", e non "gioco di parole". Certo un bisticcio può conquistare qualche volta il titolo di gioco di parole (in francese calembour), ma quasi sempre risulta essere un incidente sgradevole di suoni. Anche il gioco di parole può essere non voluto, ma si riconosce perché strappa un sorriso. Il bisticcio fa invece pena. Viene in mente la ripetizione presente in uno scritto: se è voluta dà forza, se non è voluta la toglie. 3. Quando non si conosce il significato di una parola è meglio non usarla. Certo, sapere di non sapere è già un sapere, e molti non sanno di non sapere. Costoro sono i veri ignoranti, che hanno diritto di parlare, c...