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Sul quotidiano La Repubblica l'altro ieri una pagina era dedicata alla cattiva conoscenza della lingua italiana (scritta) da parte di un credibile campione di studenti impegnati, nel 2011, con l'esame di maturità: diciottenni arrivati ad una svolta importante dei loro studi. Costoro, secondo la rilevazione, scrivendo usano poche parole, di molte ignorano il significato, commettono errori di grammatica e sintassi, ma, soprattutto, non sanno ragionare per mezzo dello scritto, non sanno scrivere per mezzo del ragionare. Leonardo Sciascia sosteneva che "l'italiano è il ragionare", ed aveva perfettamente ragione. La colpa della situazione tremenda dell'italiano (anche parlato) in Italia è della scuola. Ciò detto, bisogna riflettere sull'ipotesi che la situazione "compito scritto per l'esame di maturità" possa aver influenzato negativamente la prestazione di non pochi studenti. Per avere un quadro completo servirebbero testi meno "imprigionati...