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Buscherìo

   Sto leggendo La neve era sporca di Georges Simenon (1948), traduzione di Mario Visetti, nell'edizione Mondadori del 1952. Vedo che Adelphi lo ha ripubblicato nel 2004 con la stessa traduzione, o almeno con una traduzione firmata dallo stesso Visetti. Ora, poiché a pag.184 trovo il sostantivo "buscherìo", che usava mia madre (1922-2003) e che non ho mai sentito da altre persone, né letto, mi domando se tale chicca d'epoca sia stata conservata da Adelphi nel 2004. Significa multiforme confuso rumore ...  Trovo che in rete il termine è molto fornito di spiegazioni, ma ribadisco di non averlo sentito usare altro che da mia madre, fiorentina. E dal traduttore di "La neve era sporca"...

Maigret per principianti

Nella vasta opera dell'incredibile Georges Simenon Maigret rappresenta il punto fermo. E' noto che circa un centinaio tra romanzi e racconti hanno per protagonista il commissario Maigret. Per molti ciò ha aperto la strada al resto. E' probabile che qualcuno ritenga superiore la narrativa non poliziesca, di cui tuttavia non intendo trattare qui. Negli anni, da ultimo con intensità, ho letto, in qualche caso riletto, molti testi maigrettiani, per cui posso affermare di essere, almeno, incompetente . D'altra parte diversi decenni or sono ho seguito in tv le inchieste di Maigret, interpretate da Gino Cervi – invero un po' troppo caserecce, con quei terribili esterni fatti in studio. Buona la signora Maigret, Andreina Pagliani. Ricordo, ma in modo vago, Jean Gabin. Anche Bruno Cremer, forse un po' troppo cupo, ma finalmente con il fisico adatto.  Maigret è alto, un metro e ottanta, ai tempi ben sopra la media, e grosso. Biciclettante, in un caso è paragonato a un ors...

Grandezza di Simenon

Leggere i romanzi di Simenon è un eccellente passatempo. Sapori, odori, colori, immagini, usi e costumi, strade, case, interni, esterni, mare, città. Personalmente preferisco i romanzi che sono ambientati in Francia. O in Belgio, dove Simenon nacque all'inizio del secolo ventesimo. Si beve, si mangia, si fuma, si vive l'esistenza dei più, si desidera, si muore. Non si conta nulla, in definitiva, se non come figuranti di una commedia che procede da sé. Si perde, raramente si vince.  Simenon ha pietà per i suoi figuranti, anche quando li rappresenta come servitori dell'errore, perché sa che l'errare ha una forza irresistibile. Non odia. Una cosa è certa, Simenon è incolume rispetto alle mode della narrativa del novecento*. Racconta senza mescolarsi nel racconto. Non scodinzola al lettore. Lo avvince. Fin dalle prime righe. Ha un limite però, nella sua felicità di narratore: le sue storie finiscono per confondersi in un'unica commedia umana, per cui ci si può trov...