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"Educazione alla legalità"

Essendomi guadagnato da vivere per 40 anni in una facoltà che aveva come ragione sociale l'insegnamento, mi è capitato di far caso non pochi anni or sono al concetto di "educazione alla legalità", adoperato da sciocchi colleghi ed ancora più sciocchi studenti.  Dico subito che prima d'iniziare a trattare qualsiasi tema inerente l'insegnamento bisogna fare piazza pulita dell'uso mostruoso che oggi si fa del termine "formazione", che viene confuso con quello di istruzione, cioè: invece di dire "istruire" si dice "formare".  Vengo al punto: la legalità non può essere oggetto di istruzione, a meno che non si voglia aggiungere altra acqua al vino della scuola. La legalità dev'essere l'effetto formativo di pratiche tecniche (scrivere, leggere, far di conto, sapersi situare nello spazio e nel tempo: lingue, matematica, storia, geografia) caratterizzate dal rispetto delle loro regole.
Conseguenza di una spaventosa mancanza di trasmissione, da parte della scuola elementare e media inferiore, dei valori di rispetto delle regole di ortografia, grammatica e sintassi della lingua italiana, è non soltanto lo stato d'incredibile sprovvedutezza in fatto di linguaggio italiano scritto e orale (e di lettura)di molti studenti delle scuole superiori, ma anche l'assenza, in loro, di consapevolezza di tale stato, in nome del "tanto è uguale".