Ferito a morte
Ho riletto Ferito a morte * di Raffaele La Capria, scrittore mancato quest'anno. Si tratta di un romanzo dei primi anni sessanta (Bompiani) che resta valido, a parte le questioni napoletane in corso più o meno dolente nell'immediato secondo dopoguerra, per il metodo di messa in scena della materia. Non vi è racconto lineare, o almeno ve n'è poco (nell'ultimo capitolo, "caprese"). Il massimo esponente italiano che io conosca di questa maniera è Antonino Pizzuto, talvolta quasi illeggibile ( Ravenna ), più corrivo in Signorina Rosina , in Si riparano bambole ... Sennò, meno arduo, penso ad Arrigo Benedetti ( Le donne fantastiche ; Gli occhi )... Venendo a tempi meno lontani, vedo Antonio Moresco ( Gli esordi )... Il capostipite? Joyce, in Ulisse . Immagini, voci, frammenti di conversazioni ... "cubismo" letterario? Peccato che la materia di Ferito a morte , quando non è napoletana o "amorosa", o "filosofica" (Natura versus Sto...