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Sceneggiata berlinese

 Ho letto Berlin Alexanderplatz , lungo e celebre romanzo di Alfred Doeblin (1929) tradotto, con esiti in italiano non sempre credibili, dal coraggioso Alberto Spaini. Dopo aver chiesto scusa a chi legge per non aver graficamente dato al cognome dell'autore la dieresi che gli spetta, passo al riassunto. Un proletario di nome Franz, di cognome Biberkopf (testa di castoro), nei secondi anni venti si sbatte entro la grande Berlino tra galera, lavori saltuari, piccoli crimini, donne e alcol. In corso d'opera ladresca perde un braccio. Approda alla condizione di mantenuto da una giovane prostituta che è uccisa - da un "amico" dello stesso Franz. Quest'ultimo defunge in manicomio, l'altro trova la via dell'ergastolo. Definirei il romanzo, certo godibile da insider della città in questione, una sceneggiata berlinese . Tra isteria e delirio (Alfred Doeblin era uno psichiatra) l'opera ricorda Georg Grosz e Otto Dix, che però furono pittori; e Kurt Weill, music...

Pasqualino Sette Bellezze

 Visto "Pasqualino Sette Bellezze" (P7B), il film fatto da Lina Wertmueller nel 1976. Notevoli le scene di massa, che ricordano Gustave Doré, il pittore francese del xix secolo famoso per aver illustrato la Divina Commedia. Notevole il fervore espressionistico di alcune scene, certo forti. V'è forse del Goya, e certo della sceneggiata napoletana.  P7B fu citato da Ch.Lasch come esempio sinistro della mentalità di sopravvivenza. Giancarlo Giannini è il "mostro" che sopravvive, si adatta. La storia inizia a Napoli negli anni trenta, passa dall'inferno e termina a Napoli dopo il 1945. P7B è sporco ma ancora vivo, vivo ma sporco.  Non so perché ai tempi mancai questo film, o meglio: lo so. Ma qui non è il caso di parlarne.