Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Antonio Moresco

Ferito a morte

Ho riletto Ferito a morte  * di Raffaele La Capria, scrittore mancato quest'anno. Si tratta di un romanzo dei primi anni sessanta (Bompiani) che resta valido, a parte le questioni napoletane in corso più o meno dolente nell'immediato secondo dopoguerra, per il metodo di messa in scena della materia. Non vi è racconto lineare, o almeno ve n'è poco (nell'ultimo capitolo, "caprese"). Il massimo esponente italiano che io conosca di questa maniera è Antonino Pizzuto, talvolta quasi illeggibile ( Ravenna ), più corrivo in Signorina Rosina , in Si riparano bambole ... Sennò, meno arduo, penso ad Arrigo Benedetti ( Le donne fantastiche ; Gli occhi )... Venendo a tempi meno lontani, vedo Antonio Moresco ( Gli esordi )...  Il capostipite? Joyce, in Ulisse .  Immagini, voci, frammenti di conversazioni ... "cubismo" letterario?   Peccato che la materia di Ferito a morte , quando non è napoletana o "amorosa", o "filosofica" (Natura versus Sto...

Antonio Moresco

Non avevo mai incontrato (neppure il nome di) Antonio Moresco - ebbene, questa è la verità - quando ho scorso un articolo di giornale che lo segnalava come "il maggior scrittore italiano vivente". Perplesso sono andato a cercarne qualcosa di usato e per pochi euro eccomi a casa con Gli esordi , un volume edito da Feltrinelli. Moresco non solo sa scrivere benone, ma nel libro che sto leggendo ha una grande capacità di rappresentare in modo soggettivo e quindi parziale - come altrimenti? - la sua materia narrativa. Mi sono venuti in mente Antonio Pizzuto, Mario Lattes (pittore, oltre che scrittore sopraffino), Anna Maria Ortese.  Chagall, del resto.  Gli esordi fin qui mi hanno incuriosito prima in merito alla vita in seminario del protagonista e narratore, poi sulla sua attività politica di militante comunista.  "Narratore" per modo di dire! Per ora posso solo dire che Moresco dà al lettore molto in fatto di rappresentazione, concedendogli poco in fatto di narrazion...