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Visualizzazione dei post con l'etichetta Etnocentrismo

Bombardamenti cinematografici

Vista una parte del film inglese del 2016 intitolato in italiano "Quando due mani si sfiorano" ... Secondo voi nella Germania dei primi anni quaranta la lingua dei documenti di identità dei cittadini era l'inglese o il tedesco?  Già in "The reader" (2009) un giovane tedesco insegnava a leggere a un'analfabeta piacente pagine che lo spettatore riconosceva stampate in inglese, nonostante che la storia si svolgesse in Germania negli anni cinquanta. Queste boiate etnocentriche bombardano, come facevano gli angloamericani volanti ai danni delle città italiane e tedesche durante la guerra "39/"45, la credibilità non solo artistica di simili film, e si approfittano del pubblico distratto e un po' rincoglionito dalle centinaia di film che l'armata Usa in veste cinematografica produce, ha prodotto e produrrà su quanto infami furono i nazisti ... Intanto dal filtro dei tg balugina quanto i figli dei figli delle vittime del nazismo fanno in Palestina ...

All'esterno del "grande raccordo anulare"

  Il cinema romanesco ritiene che il proprio parlato sia comprensibile all'esterno del "grande raccordo anulare"* ma, anche a causa della registrazione diretta ambientale, non lo è. Il cinema romanesco è diciamo etnocentrico. Gli servono invece le didascalie, in modo che chi sa e riesce a leggere possa seguire i "dialoghi". E' vero d'altronde che il parlato non è, spesso, inevitabile...   Qualcuno ha scritto che il cinema "italiano" non è fatto per sessanta milioni di italiani, ma per tre milioni di romani. Forse ha ragione.  * Ve n'è per caso uno "piccolo"?

Tofu

Sto leggendo due libri di Vittorio G. Rossi, uno scrittore del secolo scorso specializzato in resoconti di viaggio in terre allora più lontane ed estranee che non oggi. Uno, del 1941, è intitolato Cobra (Bompiani) e tratta d'India. L'altro è intitolato La festa delle lanterne (Garzanti, 1960) e tratta di cose giapponesi, cinesi, malesi. Il Rossi, e sia pure con qualche differenza tra la prima raccolta di scritti e la seconda, separate dalla faglia della seconda guerra mondiale, è tranquillamente eurocentrico e, se erroneamente valutato con il metro di oggi, politicamente scorretto. Sa scrivere, diciamo che mescola benino un certo provincialismo (piccineria) con la grandezza del viaggiare in terre incognite con mezzi di trasporto lenti e faticosi. Non sa del resto privarsi di spiritosaggini, in assoluto, di patata. Comunque mette in scena l'attrito della differenza tra l'essere europei e l'essere indiani, cinesi eccetera. Notevole, nel secondo dei due libri, la descr...

Dieta mediterranea

Mi si è fatto notare che l'espressione "dieta mediterranea" da queste parti è intesa in modo diciamo etnocentrico, cioè come se fosse riferibile ai modi di cucinare italiani, che per altro sono tanti. Ora, il Mediterraneo è un mare (lo dico per i più giovani) che bagna, oltre che l'Italia, i seguenti Paesi: Francia, Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Israele (Palestina), Libano, Siria, Turchia, Grecia, Albania, Kossovo, Serbia, Croazia, Slovenia, e magari mi sono dimenticato qualche altro Paese. Che offrono migliaia di piatti, di vini, di liquori, di focacce, di dolci, di verdure conservate, di carni eccetera. Quindi "dieta mediterranea" intesa come pasta, pomodorino, mozzarella e basilico, proprio fa pena.

Guerre stellari

Quando fu distribuito il primo film della serie di Heroic Fantasy (o Sword and Sorcery?) di cui tanto si parla in questi giorni, il titolo che s'impose, "Guerre stellari", costituiva una buona traduzione dall'originale. Oggi si impone direttamente l'originale, chiaro segno che l'imperialismo americano ha guadagnato spazio, non che la lingua anglo-americana sia meglio conosciuta.  Ai tempi ero interessato alla fantascienza (Science Fiction), per cui assistetti al film, di cui ricordo la spassosa sequenza in cui si  vede un ritrovo frequentato dalle creature più varie della galassia, forse intesa a relativizzare l'umano in genere e l'etnocentrismo in particolare. Sequenza logicamente antirazzista che presi per un qualcosa fatto in buona fede, allora.