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Bliss

 "Bliss", che in inglese significa all'incirca beatitudine, è il titolo di un film tedesco del 2021 dedicato alla passione amorosa tra due donne impiegate in una casa di appuntamenti a Berlino. Regia di Henrika Kull. Ottima cinematografia ravvicinata agli oggetti che a me ricorda le angustie spaziali di "In the mood for love". Probabile che "Bliss" sia la denominazione della casa di appuntamenti. Clientela maschile, cinque o sei ragazze all'opera. Quel che mi sembra evidente, oltre al visibile già menzionato, è che la beatitudine si crea solo tra le due protagoniste, mentre le sedute a pagamento con gli uomini - e gli uomini stessi - appartengono a un diverso ordine. Molto ben remunerato, se è vero che una delle due ragazze paga un viaggio in taxi da Berlino in Italia con i contanti prelevati da una sua cassetta di sicurezza. Due sono dunque i mondi che la Kull presenta, da una parte quello femminile, "maitresse" e ragazze, giocoso e tene...

La ragazza di nome Giulio

 Trovata notizia in un quotidiano di Milena Milani, scrittrice, giornalista, gallerista: vedo che nacque nel 1915 e che è vissuta molto a lungo. Nel 1964 con Longanesi pubblicò La ragazza di nome Giulio , romanzo che s'inguaiò con la censura e con la legge. In prima persona la protagonista, Jules, racconta della propria formazione erotica non felice.  Jules, nome maschile, nome del padre della protagonista, diventa Giulio nel titolo, chissà perché.  Ho letto fino in fondo questa consistente mole di pagine - fitte - con interesse e un certo piacere, nonostante che spesso mi sia chiesto in che razza di narrativa mi fossi infilato ... rosa no, eppure a tratti ...  La storia di Jules, nata nei primi anni venti, si sviluppa insieme a quella di sua madre, vedova precocissima dotata di mezzi economici e incline a mutare di residenza tanto per muovere le acque ... Piazza Armerina, Catania, Perugia, Senigallia, Venezia infine, dove le due transitano incolumi e piuttosto indif...

Ritratto della giovane in fiamme

 Una pittrice si innamora della cliente di cui fa il ritratto, riamata. Il film, molto pittorico da parte sua, è francese e racconta (il ricordo di) una delicata storia di donne prigioniere del loro secolo, il xix, e non del nostro, il xxi. È intitolato "Ritratto della giovane in fiamme" (Céline Sciamma, 2019). Gradevole. È sempre bello non vedere auto che corrono, sportelli che si aprono o si chiudono, city lights eccetera. Gli uomini pure mancano, proprio proprio quando non se ne può fare a meno, servili, si vedono. Scorbutici. La densità psicologica del rapporto tra le due giovani mi ha indotto a non seguirla, ho preferito al capire il guardare.