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L'ombrellone

 Negli anni ottanta vidi il film di Dino Risi "L'ombrellone" (1965 - con E. M. Salerno, Sandra Milo, Raffaele Pisu, Jean Sorel, Lelio Luttazzi) e mi colpì molto; tuttavia ieri, rivedendolo su Rai Storia, ho scoperto che non è in B/N come credevo, ma a colori. Il mio televisore ai tempi era obsoleto. A colori mi pare che perda molto del suo fascino anni sessanta;  comunque: un marito va al mare a trovare la moglie e, per riscuotere i frutti dei suoi diciamo diritti coniugali, ci mette il tempo dell' intero week end, dopo aver superato una serie di "prove"... Non importa. A me pare che l'odio abbia tolto un po' di incisività al maestro Dino Risi. Odio verso la riviera adriatica, verso le masse e le vacanze di massa, verso la piccola e media borghesia, verso uomini donne e bambini, automobili eccetera. Con l'odio si va poco lontano, ci s'impantana *. Per di più - qui parla una mia idiosincrasia - E. M. Salerno, ai tempi celebre, è simpatico come...

Un incubo: gli anni sessanta

 Qualche giorno fa Rai storia ha diffuso un film del 1962, "Il disordine", di Franco Brusati, con una quantità di volti femminili e maschili allora noti, sia italiani sia stranieri. Bianco e nero, s'intende. Ai tempi mi era sfuggito. A parte il titolo, infelice e con ogni probabilità moralistico, il film merita di essere visto e meditato, non tanto come riflesso critico del cosiddetto miracolo economico, che non fu un miracolo e che comunque a nessuno importa più, quanto per la sua costruzione. Se leggete la scheda wiki non avrete soddisfazione. Il "disordine" del titolo sta in un ordine narrativo non comune, in una "scansione" quasi "onirica" delle scene, che passano, notturne, attraverso il protagonista, un "io" spaesato come talvolta lo siamo nei sogni. Questo è un incubo, altro che miracolo economico.  Direi che Brusati ha composto un film "a episodi", come allora si faceva, ma senza avvisare lo spettatore coi titolett...