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La macchia umana

La mia quarta lettura di Philip Roth, dopo L'umiliazione, Lamento di Portnoy, Il fantasma esce di scena , sarebbe stata La macchia umana , sennonché circa a metà  ho dovuto interrompere la fatica che stavo portando avanti, diciamo così, per senso del dovere. Dovere? Sospetto che P.R. venisse remunerato un tanto a parola, del resto non sarebbe stato il primo né l'ultimo. Anyway, arrivato alle considerazioni che una giovane donna, declassata, divorziata e amante dell'anziano protagonista, fa in merito alle cornacchie , mi sono arreso, dal momento che la vita è breve. Per chi non fosse al corrente dell'intreccio, si tratta di un intrigo tra il narrativo, il sociologico e il politico * di cui il protagonista, un professore universitario specializzato in classicità greca e latina, ma anche, come accade, impegnato nella nobile arte di presiedere una facoltà, o un campus, non saprei, è un negro** dalla pelle chiara che, per opportunismo, si finge bianco e, a un certo moment...

"Nero"?

In inglese "nero" si dice "black", mentre "nigger", "negro", è dispregiativo. In italiano negro, dal latino "niger nigra nigrum", vuol dire nero. Ragione per cui se non fossimo diventati servi degli americani non troveremmo sensato sostituire la formula classica "negro" con l'insensato e orribile "nero".  "E allora come la mettiamo con "bianco"? Male assai, trattasi di falso, nessuno è bianco, a parte qualche creatura nordica, così come nessuno è nero, più o meno. Sono semplificazioni. Come "giallo" o "pelle rossa".  Se ne esce?