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Valore di scambio, valori d'uso, nostalgia: un film

  Ben congegnato il racconto che propone il film (Usa 2018, regia di M. Pellington) "Nostaglia": direi a staffetta . Un perito visita il domicilio di un anziano allo scopo di valutare il valore di ciò che vi è contenuto, e ne riferisce alla figlia. Le stanze dell'anziano sono piene di oggetti senza apparente valore commerciale. Finito lui, tutto verrà spazzato via con la vendita dell'appartamento. Il perito poi visita i resti di una casa bruciata e conversa con la padrona delle ceneri. Restano a lei dei gioielli e una palla da baseball d'epoca. La signora si reca da un commerciante di cimeli sportivi che le prospetta un prezzo molto alto - per la palla. Un classico di famiglia! Il commerciante stesso ha da svuotare la casa dei propri genitori, morti, uno stabile che lui e la sorella vogliono vendere. Il lavoro è spezzato dalla morte improvvisa, in un incidente stradale, della nipote del commerciante, figlia della sorella di lui. Nulla resta della ragazzina, oltret...

La "potenza" del Sessantotto

Galli della Loggia ha pubblicato ieri 30 agosto un articolo sul Corriere in cui commenta la testimonianza di un certo Delbecchi, giornalista del Fatto quotidiano , in merito all'esame di "storia del cinema" da lui, Delbecchi, sostenuto negli anni settanta nell'università di Firenze. Il professore esaminatore con ogni probabilità era Pio Baldelli, defunto e impossibilitato, come anche Galli della Loggia potrebbe concedere, a difendere le modalità d'esame (veloce, di gruppo e lautamente autovalutato dagli esaminati stessi) in quel caso messe in atto da lui, Baldelli. Galli della Loggia, che non menziona Baldelli forse in base al principio secondo cui si segnala il peccato e si tace il peccatore , o a quello del parce sepulto  , da diversi anni va sostenendo che l'attuale situazione penosa degli studi in Italia è effetto degli sconvolgimenti avvenuti dopo il 1968, anno di rivolte che per qualche anno ebbero effetti in vari luoghi d'interesse sociale, cultura...

Formazione alle "buone" maniere

Nonostante che un poco mi secchi ammetterlo, ebbene sì: le "buone" maniere (riconoscibili dal rispetto che si deve alle distanze - non solo in anni - che separano tutti da tutti ) sono frutto non solo di doti innate, non solo di esempio famigliare, ma anche di apprendimento. E dunque l'infamia d'un pischello che da del tu a chi potrebbe essergli nonno, che non si alza dal sedile per cederlo alla signora non giovanissima lì accanto in piedi, che bestemmia ad alta voce in luogo pubblico; la goffaggine della ragazzetta che va masticando parole a suon di "cazzo" e così via, dipendono anche dal fatto che non c'è stato addestramento da parte di chi ne aveva il dovere. Ammesso che io abbia ragione nel segnalare il che cosa ed il suo perché, resta da capire il motivo per cui le "buone" maniere non sono più oggetto valido di addestramento - nel contesto di una loro perdita di valore. Il motivo potrebbe risiedere nella presa crescente del "valore d...