1.Non si dice "aurea", quando si vuol accennare a un qualche "alone" all'incirca "soprannaturale" che si attribuisce per esempio ad una persona. Si dice "aura". Ne deriva il termine "aureola".
2.Quando s'incorre in una qualche assonanza di parole non voluta ciò si definisce "bisticcio", e non "gioco di parole". Certo un bisticcio può conquistare qualche volta il titolo di gioco di parole (in francese calembour), ma quasi sempre risulta essere un incidente sgradevole di suoni. Anche il gioco di parole può essere non voluto, ma si riconosce perché strappa un sorriso. Il bisticcio fa invece pena. Viene in mente la ripetizione presente in uno scritto: se è voluta dà forza, se non è voluta la toglie.
3. Quando non si conosce il significato di una parola è meglio non usarla. Certo, sapere di non sapere è già un sapere, e molti non sanno di non sapere. Costoro sono i veri ignoranti, che hanno diritto di parlare, certamente. Magari senza allargarsi tanto.
2.Quando s'incorre in una qualche assonanza di parole non voluta ciò si definisce "bisticcio", e non "gioco di parole". Certo un bisticcio può conquistare qualche volta il titolo di gioco di parole (in francese calembour), ma quasi sempre risulta essere un incidente sgradevole di suoni. Anche il gioco di parole può essere non voluto, ma si riconosce perché strappa un sorriso. Il bisticcio fa invece pena. Viene in mente la ripetizione presente in uno scritto: se è voluta dà forza, se non è voluta la toglie.
3. Quando non si conosce il significato di una parola è meglio non usarla. Certo, sapere di non sapere è già un sapere, e molti non sanno di non sapere. Costoro sono i veri ignoranti, che hanno diritto di parlare, certamente. Magari senza allargarsi tanto.
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