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Visualizzazione dei post da agosto, 2025

Al confine di una potente soggettività

 "Giulia" è un film di Ciro De Caro fatto nel 2021 in tempo di mascherine, e già questo è interessante. A parte che non credo sia solo romano e dintorni il pubblico dei film in Italia, no? - la storia riguarda una giovane che è stata da poco lasciata dal fidanzato e si arrabatta ad alzare qualche soldo in un centro anziani, chiuso poi a causa della gestione del covid che tutti abbiamo conosciuto. In compenso Giulia entra in contatto con un paio di squinternati suoi simili che la ospitano. Viaggia leggera, raccatta cose, le rivende, transita al confine di una potente soggettività, la sua. I tre vanno al mare. In un certo modo il film mi riporta a certe esperienze degli anni sessanta, tutto è cambiato, qui non "la ragazza con la valigia" abbiamo, o una che "io la conoscevo bene", no: una con lo zainetto che alla fine da sola, liberato un cavallo da un recinto, trova un'acqua marina tranquilla e si inabissa. Fine del film. Splendido, ottimi attori, Giulia...

Lavoro italiano in Germania prima e dopo il 1943

 Il giornalista Ricciotti Lazzero circa trenta anni fa pubblicò per Mondadori Gli schiavi di Hitler , una ricerca sui lavoratori italiani in Germania prima e dopo l'8 Settembre del 1943, data dell'armistizio firmato dall'Italia, già alleata con la Germania, con gli Angloamericani. Se prima di quella data i nostri connazionali avevano - volontari - lavorato in Germania come membri di una nazione alleata, dopo essi divennero membri di una nazione dai tedeschi ritenuta - non a torto* - traditrice, con le conseguenze peggiori per la loro permanenza in Germania. Dopo l'8 Settembre del 1943 i tedeschi in Italia, divenuta terra nemica, fecero prigionieri enormi quantità di soldati dell'esercito italiano e di uomini validi e li mandarono forzatamente a lavorare in Germania. La ricerca di Lazzero mostra che dal 1943 alla fine della guerra, 1945, per i nostri numerosissimi connazionali il lavoro forzato agli ordini dei tedeschi fu un inferno e un mattatoio. I sopravvissuti to...

Alessandria in Egitto ... anni Trenta

  Credendolo opera di Gerald Durrell, di cui diversi anni fa avevo letto con interesse La mia famiglia e altri animali , ho comprato usatissimo Justine  (1957), di Alexander Durrell, suo fratello. A casa mi sono accorto subito della svista, comunque ho dato inizio alla lettura. Si tratta di un romanzo che racconta in prima persona le vicissitudini di un giovane non in soldi con una danzatrice nei ritagli di tempo prostituta, e con una incantatrice ebrea  dedita a tradire senza sosta il ricco marito arabo. Alla fine della storia, che si svolge ad Alessandria in Egitto poco prima della seconda guerra mondiale, il narratore ha la danzatrice, Melissa, morta di tbc, e Justine, l'incantatrice, in un kibbutz*.  Si cura della bambina di Melissa, nata da transiti di lei nel letto del marito di Justine.  A un tratto ho pensato alle Affinità elettive , con Justine* al posto di Ottilia, ma lascio subito tale traccia perdersi nel deserto per tornare in Alessandria, soggetto ...