Un matrimonio radicalmente sbagliato

 Più di un secolo fa Sibilla Aleramo pubblicò il romanzo Una donna che ho riletto in questi giorni dopo che me ne aveva messo la voglia il libro di Sebastiano Vassalli su Dino Campana, La notte della cometa. In effetti ho ripreso in mano anche la raccolta degli scritti del poeta, Canti orfici, ma non è ora che intendo scriverne. Molti sanno che Dino Campana e Sibilla Aleramo vissero una esperienza amorosa dopo che lei aveva letto gli scritti di lui, ma non mi interessa scriverne. Il romanzo Una donna racconta in prima persona le vicende di chi, per motivi professionali paterni, si trasferisce da Milano a una cittadina "del Mezzogiorno", poi è costretta a lasciare, finite le elementari, la scuola e tuttavia volentieri si rende utile, prodigiosamente, nell'azienda diretta dal padre - adorato. La bambina diventa una adolescente che un collega d'ufficio corteggia non senza essere in qualche modo ricambiato con una certa complicità. Dopo reiterati tentativi il giovanotto assale la bella e, a quanto traspare dalla lettura della pagina inerente, la violenta. Nonostante che la protagonista e narratrice non resti incinta, i due si sposano. Non leggo neppure considerazioni intorno alla "riparazione" della perdita della verginità della protagonista. Molto resta implicito, invece il testo sbandiera a più riprese la arretratezza dell'ambiente sociale della cittadina "del Mezzogiorno" entro cui si svolge la vicenda. Probabile è che tale arretratezza vinca la "superiorità", in fatto di usi e costumi, della famiglia della protagonista. A proposito: i genitori di lei iniziano ad allontanarsi reciprocamente, il padre intavola un rapporto con una giovane, la madre tenta il suicidio e pian piano si ammala mentalmente. La delusa protagonista, diventata la signora tal de' tali,  spesso ma non volentieri soggiace alle pretese sessuali del marito, sempre più estraneo e incompatibile. Un bel giorno comunque costui si ribella allo sprezzante suocero direttore e per così dire si licenzia. Nel frattempo è nato un bel bambino. La famigliola si trasferisce a Roma, dove la protagonista riesce a dare concretezza ai talenti che, da lontano, ha già manifestato al mondo intellettuale italiano scrivendo articoli e simili. Intensa esperienza romana! Amicizie, crescita "sociale" della protagonista, contatti. Tuttavia il marito ha la opportunità di tornare nella "cittaduzza" di cui sopra divenendo direttore al posto del padre della protagonista. Il matrimonio comunque non funziona. La protagonista comprende infine che l'unico modo per liberarsi dalle miserie coniugali è andarsene: il prezzo della scelta è altissimo, lei infatti deve separarsi dall'amatissimo figlio, da un rapporto la rappresentazione del quale meriterebbe un articolo a parte ...

Il romanzo ebbe successo e fu tradotto in diverse lingue, pensiamo al fenomeno del primo femminismo e a un autore come Ibsen, al suo Casa di bambola ... non è che il femminismo di cui il romanzo è portatore vada "largo" alla vicenda narrata, si pensi all'autoritarismo del padre della protagonista, al matrimonio "senza amore", alle prepotenze del marito - geloso concede alla moglie una quantità contata di pagine per controllare quante lettere lei possa scrivere - ma non mi pare che un matrimonio radicalmente sbagliato abbia a che fare soltanto con la "questione femminile"...

Si sarà notato che evito di prendere come autobiografico il testo ... è vero, ne tratto come di un romanzo la cui protagonista è anche narratrice della storia, tutto qui ...

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