Sparare sulla croce rossa?

Sul Manifesto di ieri, 14 luglio, ho letto, a proposito dell'aumento delle bocciature di quest'anno, che bocciare è come "sparare sulla crocerossa".

Chi ha scritto questa stupidaggine dovrebbe rendersi conto che non siamo negli anni sessanta del secolo scorso, ma nel ventunesimo secolo, e che l'avversario non è l'autoritarismo dei professori, e la scuola classista, ma l'ignorantismo e la mancanza di autorevolezza della scuola medesima.

Bocciare significa segnalare, almeno, che qualcosa non va, non bocciare significa far finta di nulla e tirare a campare, non solo essere lungi e largimiranti...

P.S. Ancora il 15 lo stesso giornale dà dei numeri sulle bocciature, che sono più numerose nelle scuole tecniche che non nei licei, che riguardano di più gl'immigrati che non gl'italiani...Numeri utili a sostenere l'idea del classismo e magari "razzismo" inerenti l'aumento delle bocciature.

Se un giovane o un bambino non parla, legge, scrive in italiano, e magari anche lo capisce male perché non è nato in Italia e vive qui da poco, è necessario aiutarlo in questo settore, ma se questo settore non funziona, non si deve promuoverlo a prescindere, svendendo così lo specifico delle discipline insegnate. Xenofilia e xenofobia sono facce della stessa moneta svalutata.

Se poi nelle scuole tecniche gl'iscritti sono motivati a tutto fuorché allo studio, più che nelle altre scuole superiori, devono essere fermati, non promossi.

"Mandandoli al lavoro precario", scrive uno dei due esperti, per dar forza al suo ragionamento contro le bocciature, che appunto aprirebbero la strada all'uscita dalla scuola...Dunque secondo questa persona la scuola dovrebbe fare da ombrello alle storture sociali?

Io non credo che si possa fare opposizione sociale per mezzo della scuola...

Di seguito: l'opposizione sociale e politica non si fa liquidando il proprio lavoro, svendendo la propria disciplina in nome di principi estranei alla disciplina stessa (marginalità, crisi adolescenziali, famiglie problematiche degli allievi), in definitiva sputtanando il ruolo d'insegnante. L'opposizione sociale e politica si fa lottando contro padroni e governi, non infradiciando d'indulgenza gli allievi, le discipline, la scuola e in definitiva dando luogo a un tipo di "formazione" assolutamente avvelenata.

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