Customer's Satisfaction

Le cosiddette pagelle degli studenti ai docenti nell'università sono in uso ormai da parecchi anni, ai miei tempi, cioè fino al 2012, i risultati di queste rilevazioni (schede compilate dagli studenti - dette pagelle) venivano rese accessibili a cura di un ufficio cui venivano consegnate dai docenti a cose fatte. La diffusione non era a carico dei docenti, io per esempio neanche guardavo le schede, ma le infilavo nella apposita busta e le portavo all'ufficio. Mi pare si chiamasse Valmon o qualcosa del genere, per l'appunto stava sotto il mio dipartimento *. Le domande dei questionari erano più o meno superficiali, diciamo quantitative, qualcuna tentava di cogliere il parere degli studenti sui contenuti delle lezioni, lezioni cui gli studenti tuttavia assistevano saltuariamente e senza attenzione, spesso facendo altre cose (Multitasking). Parlo in genere, è ovvio. 
L'operazione rientrava in qualcosa di simile alle ricerche sulla Customer's Satisfaction, equiparando gli studenti a clienti o utenti d'un servizio. Errore.
La Repubblica di ieri segnala nelle sue pagine fiorentine che molti docenti non "mettono on line" le cosiddette pagelle, cioè i "loro" risultati. Questo forse deriva dal fatto che specie i docenti anziani non sanno come eseguire simili operazioni! Forse.
Ma il punto è un altro: gli allievi sono allievi, i maestri sono maestri, i ruoli non devono essere messi sullo stesso piano. Un allievo non sa, non può saper valutare un maestro, ma eventualmente solo dire se il maestro è puntuale o quanti libri mette in programma per l'esame.

* Dal 2013 apprendo che quanto precede si richiama alla cosiddetta autovalutazione e soprattutto è più obbligante che non ai miei tempi. Inoltre vedo che alcune università faranno dipendere "premi" economici ai professori dai giudizi degli studenti. 

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