Mao?
Beppe Severgnini, quel noto giornalista innamorato dell'America e di internet che ritiene erroneamente di essere spiritoso, nella sua rubrica settimanale su uno dei supplementi del Corriere della sera (15 xi 2013) sostiene, faceto e senza saperlo "maoista"*, che tra docenti e studenti dovrebbe funzionare uno scambio di competenze. I primi dovrebbero imparare quel che i secondi sanno fare con i mezzi informatici odierni, insegnando i primi le discipline di cui hanno l'incarico professionale.
Da che mondo è mondo, da che scuola è scuola, sempre gli studenti, giovani, hanno saputo cose ignote ai docenti, meno giovani oppure decisamente anziani. Ai miei tempi magari qualche allievo sapeva tutto sui Beatles o sul campionato di calcio, o magari sulle trasmissioni che allora connettevano "radioamatori" lontani anche migliaia di chilometri tra loro, per venire al tema caro al Severgnini, la comunicazione. Peccato che in questione, a scuola, fosse l'insegnamento e l'apprendimento di discipline come, nel mio caso, il latino, il greco, la matematica, la letteratura italiana, la filosofia e la storia, eccetera. Sperabilmente in un clima serio e democratico. Ciò che di fatto era raro.
Oggi è probabile che viga la democraticità, ma di serio c'è solo la crisi della figura del docente. Il resto è tutto da ridere, e i ragazzini, talvolta abili con le loro tavolette magiche, non sanno un'acca né di storia né di geografia, non sanno fare i conti né sanno scrivere, non leggono eccetera.
Inseguirli, compiacerli, vezzeggiarli in merito alle loro tavolette magiche, farebbe l'effetto di quei docenti, poverini, che 50 anni or sono provavano a parlarci dei Beatles: penoso.
* "Gli ufficiali imparino dai soldati, i soldati dagli ufficiali" : sì, ma nell'Armata Rossa.
Da che mondo è mondo, da che scuola è scuola, sempre gli studenti, giovani, hanno saputo cose ignote ai docenti, meno giovani oppure decisamente anziani. Ai miei tempi magari qualche allievo sapeva tutto sui Beatles o sul campionato di calcio, o magari sulle trasmissioni che allora connettevano "radioamatori" lontani anche migliaia di chilometri tra loro, per venire al tema caro al Severgnini, la comunicazione. Peccato che in questione, a scuola, fosse l'insegnamento e l'apprendimento di discipline come, nel mio caso, il latino, il greco, la matematica, la letteratura italiana, la filosofia e la storia, eccetera. Sperabilmente in un clima serio e democratico. Ciò che di fatto era raro.
Oggi è probabile che viga la democraticità, ma di serio c'è solo la crisi della figura del docente. Il resto è tutto da ridere, e i ragazzini, talvolta abili con le loro tavolette magiche, non sanno un'acca né di storia né di geografia, non sanno fare i conti né sanno scrivere, non leggono eccetera.
Inseguirli, compiacerli, vezzeggiarli in merito alle loro tavolette magiche, farebbe l'effetto di quei docenti, poverini, che 50 anni or sono provavano a parlarci dei Beatles: penoso.
* "Gli ufficiali imparino dai soldati, i soldati dagli ufficiali" : sì, ma nell'Armata Rossa.
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