Bullismo

E' stato negli anni Novanta che al dipartimento dove lavoravo come ricercatore si aggregò una studiosa specializzata in "prepotenze minorili": si trattava del cosiddetto bullismo, un termine derivato dalla lingua inglese che in seguito sarebbe caduto nelle mani di incompetenti (insegnanti, giornalisti eccetera), ed il cui significato, oggi stravolto, stava non tanto nella violenza generica, ma nella prepotenza persecutoria. La fiaba del lupo e dell'agnello sembra illustrare abbastanza bene la natura del bullismo. Sulle rive di un torrente un lupo stando a monte accusa un agnello che si trova a valle di rendergli torpida l'acqua; l'agnello replica che ciò è impossibile, ma il lupo rincara affermando che l'anno prima è stato il padre dell'agnello a sciupargli l'acqua, eccetera. Gnam!
Prepotenza persecutoria significa prepotenza - non necessariamente fisica - che si ripete nel tempo, quindi quando per esempio due ragazzine si picchiano ed una di loro prevale non è corretto parlare, come fanno i media, di bullismo, ma invece sarebbe corretto parlare di violenza. Se un bambino è spinto a terra all'uscita dalla scuola, questo non è bullismo; se le spinte si susseguono nel tempo, con o senza scopo, questo invece è bullismo.
Lo studioso più noto del bullismo è stato Olweus, uno psicologo svedese; in Italia le studiose che hanno fatto le prime ricerche in merito sono M.L. Genta e A. Fonzi. Entrambe furono attive nel dipartimento dove lavoravo negli anni Novanta.



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