Lascia perdere Proust

Da solo, in movimento, il critico davanti alla telecamera parla di Giorgio Bassani, menziona Proust, sciorina la "scioà", gesticola. Sì, certo, il romanzo più noto di Bassani inizia con una gita da Roma del narratore con amici a una necropoli, di lì scatta la memoria e lo scavo in Ferrara, in Micol, e nel protagonista che spasima, quando invece è un altro che scava Micol. Da ciò scomodi Proust, da queste poche pagine di introduzione? Non è in questione con Bassani la memoria involontaria. 
Parla di Bassani, amico caduto nelle grinfie della tv che ora ti rende ridicolo, lungotevere, da solo parlante. Parla di quant'è bravo Bassani, di quella misterica voragine lungo le mura, a Ferrara, di Micol irraggiungibile, perversa, crudele. Parla pure del danaroso omosessuale che si fa spolpare e devastare da un amore, ne Gli occhiali d'oro.
Ma lascia perdere Proust.

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