Bernardo Bertolucci

Dei molti film realizzati da Bernardo Bertolucci segnalo "Ultimo tango a Parigi", della prima metà degli anni settanta, e "L'ultimo imperatore", dei primi anni ottanta. "Ultimo tango" è interessante perché mette in scena la perdita di controllo che investe un uomo non più giovane eroticamente alle prese con una ragazza. Dapprima l'uomo intende limitare il rapporto a incontri straordinari tra amanti senza altro legame che quegli incontri, nel segno dell'abolizione della "storia"; in seguito l'uomo entra in uno stato di dipendenza dalla ragazza e chiede, chiede sempre di più: vuole la "storia". Che lei rifiuta. E' una caduta che costa all'uomo la vita.
"L'ultimo imperatore" racconta la vicenda dell'ultimo sovrano cinese, bambino prigioniero della sua condizione di assurdo privilegio. Cresciuto, diventa in Manciuria il fantoccio dell'imperialismo giapponese durante il secondo conflitto mondiale, e, dopo la fine della guerra, seguita dalla vittoria dei comunisti in Cina, finisce in carcere dove viene "rieducato" - trasformandosi in modesto ma utile giardiniere. L'interesse di questa storia, anche troppo appagante dal punto di vista scenografico e coreografico, risiede nella possibile sua sovrapponibilità al percorso piccolo borghese che molti bambini compiono nella loro vita troppo protetta - esseri disadattati che poi difficilmente potranno trovare una dimensione "adulta".
Bertolucci è morto qualche giorno fa a settantasette anni. Forse avrebbe potuto diventare un buon serio "giardiniere" del cinema, se non avesse amato troppo lo sfarzo "imperiale" Usa.

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