Due bambini innamorati
Guido Nobili nacque a Firenze nel 1850. Di famiglia agiata e numerosa, sua madre pittrice, esercitò la professione di avvocato e defunse nel 1916. Tra le carte che lasciò fu trovato un breve scritto intitolato Memorie lontane, pubblicato solo nel 1942. Da allora il libretto è stato ripubblicato molte volte ed è disponibile anche in rete. Successo postumo!
Fino a pochi giorni or sono non lo avevo mai sentito nominare, poi l'ho trovato in un punto di scambio libri che frequento spesso. Dapprima l'ho scartato, ritenendolo una pubblicazione a spese dell'autore, di solito un genere micidiale, solo che nel cumulo ve n'erano tre copie e alla fine ho dovuto arrendermi: era un segnale.
Orbene, Memorie lontane racconta di un anno della vita dell'autore da bambino - all'incirca decenne. Scorge segni dell'imminente indipendenza e unità nazionale, fuori e in famiglia, ma soprattutto conosce una coetanea, un bella bambina greca. S'incontrano nella grande piazza detta appunto "dell'indipendenza", a Firenze, uno spazio vasto ancora oggi bello, ammesso che si riesca a socchiudere gli occhi ed a tapparsi le orecchie. Vi si recavano a giocare bambini del popolo e della borghesia, distinti nei gruppi loro, e Guido aveva la fortuna di star di casa proprio sulla piazza. Grande innamoramento reciproco, tra Guido e Filli, com'è logico ingenuo e casto, ma lo stesso bruciante, almeno in Guido. Che compie anche qualche piccola impresa trasgressiva per non perdere il contatto con Filli. Eccetera. Poi c'è l'estate, Guido va in villa con la famiglia, distacco; e quando in autunno torna scopre che Filli s'è trasferita a Prato. Mai più, scrive l'autore, rivista.
La semplicità, freschezza, l'italiano di questo libretto mi ricordano un po' Collodi, un po' Wamba (Il giornalino di Gianburrasca), e mi richiamano alla mente la parlata di mia nonna (1896-1989), che, alla morte di Guido Nobili, aveva i suoi bravi vent'anni.
Che animo lindo dovette avere quest'uomo, nello scrivere le sue memorie d'infanzia!
Fino a pochi giorni or sono non lo avevo mai sentito nominare, poi l'ho trovato in un punto di scambio libri che frequento spesso. Dapprima l'ho scartato, ritenendolo una pubblicazione a spese dell'autore, di solito un genere micidiale, solo che nel cumulo ve n'erano tre copie e alla fine ho dovuto arrendermi: era un segnale.
Orbene, Memorie lontane racconta di un anno della vita dell'autore da bambino - all'incirca decenne. Scorge segni dell'imminente indipendenza e unità nazionale, fuori e in famiglia, ma soprattutto conosce una coetanea, un bella bambina greca. S'incontrano nella grande piazza detta appunto "dell'indipendenza", a Firenze, uno spazio vasto ancora oggi bello, ammesso che si riesca a socchiudere gli occhi ed a tapparsi le orecchie. Vi si recavano a giocare bambini del popolo e della borghesia, distinti nei gruppi loro, e Guido aveva la fortuna di star di casa proprio sulla piazza. Grande innamoramento reciproco, tra Guido e Filli, com'è logico ingenuo e casto, ma lo stesso bruciante, almeno in Guido. Che compie anche qualche piccola impresa trasgressiva per non perdere il contatto con Filli. Eccetera. Poi c'è l'estate, Guido va in villa con la famiglia, distacco; e quando in autunno torna scopre che Filli s'è trasferita a Prato. Mai più, scrive l'autore, rivista.
La semplicità, freschezza, l'italiano di questo libretto mi ricordano un po' Collodi, un po' Wamba (Il giornalino di Gianburrasca), e mi richiamano alla mente la parlata di mia nonna (1896-1989), che, alla morte di Guido Nobili, aveva i suoi bravi vent'anni.
Che animo lindo dovette avere quest'uomo, nello scrivere le sue memorie d'infanzia!
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