Kaputt

Ho letto colpevolmente in ritardo di decenni Kaputt, un testo pubblicato negli anni quaranta del secolo scorso e che, mi pare, si articola abbastanza bene con La pelle, dello stesso autore, Curzio Malaparte. La pelle racconta di Malaparte durante l'avanzata dal sud d'Italia al nord dei liberatori (americani, sudditi dell'impero britannico eccetera) fronteggiati dai tedeschi - Malaparte facente parte delle "forze" militari italiane filomonarchiche aggregate ai liberatori. 
Kaputt racconta di Malaparte all'opera (?) qua e là in Europa, durante i primi anni della guerra (che durò dal 1939 al 1945, ricordo). 
Sempre di Malaparte si tratta, e torna in mente quanto disse di lui Leo Longanesi, che 

in una festa di matrimonio avrebbe voluto essere la sposa, in una cerimonia funebre il defunto. 

Ufficiale italiano, corrispondente di guerra, diplomatico, spia, non saprei, Malaparte transita patetico snob nelle alte sfere, re, principi, ambasciatori, generali, principesse, ma non disdegna le basse sfere, e guarda lo sfacelo della guerra, nella guerra; infine torna in Italia e spettegola alquanto sul bel mondo romano di fine fascismo, dedicando molta attenzione velenosa a Galeazzo Ciano. Con la fine che costui fece, Malaparte poteva anche risparmiarsi di pubblicare le sue sciocchezzuole su tale personaggio tragico. 
Solo più tardi, dopo essere stato di nuovo in prigione per motivi che nel testo rimangono ignoti, Malaparte si avvia verso Napoli, vuole infatti arrivare a Capri dove ha la sua famosa magione da rivista di architettura. Trova la città semidistrutta e brulicante di masse straccione e affamate, mostruose. 
Ci sarebbe anche da prenderlo sul serio, a tratti. Malaparte ha forza di rappresentazione, di perversione creativa. Ma l'immagine che in questo libro dà di sé, presuntuoso insider-outsider spesso a tavola (ben imbandita), spesso con il bicchiere in mano (mai privo di menzione sapiente), battuta pronta, intelligentissimo, ascoltatissimo, lo rende poco credibile. Anche il suo odio e disprezzo per "i tedeschi", molto conformistico subito dopo la fine della guerra, non è molto credibile, comunque è grossolano. Malaparte era nato con nome e cognome tedesco, Kurt Suchert, figlio di un tedesco.

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