Un vero personaggio
Mi sono ritrovato all'improvviso davanti agli occhi Quel che resta del giorno, romanzo di K. Ishiguro * (1989) tradotto in film nel 1993. L'ho riletto. Un maggiordomo non più giovane sfrutta alcuni giorni di ferie per andare a trovare una ex collega governante. Siamo negli anni cinquanta, la tremenda guerra mondiale (1939-1945) è ormai alle spalle, il padrone della "grande casa" in cui lavora il maggiordomo non è più un sir inglese, ma un ricco statunitense. Suggestivo, vero? La sera di ogni giornata di viaggio verso l'appuntamento con la ex collega, ormai una signora sposata con una figlia, tra un po' nonna, il maggiordomo scrive un "diario" di viaggio che in realtà è il volume che abbiamo in mano noi lettori. Egli ricostruisce la propria carriera di domestico fedele alla professione e alla professionalità con stile meticoloso, ampolloso, colmo di intelligenti astuzie eufemistiche. Ripercorre le fasi del proprio servizio sotto il vecchio padrone, un nobiluomo che come non pochi alti papaveri inglesi negli anni trenta non aveva celato le proprie simpatie per il nazionalsocialismo. Sconfitto il nazionalsocialismo, o nazismo che dir si voglia, il vecchio nobiluomo è stato travolto dalla generale esecrazione. Stevens, questo il cognome del maggiordomo, cerca di togliersi da tale ombra, senza però rinnegare il passato. Non facile, no? L'ex collega governante è stata amata da Stevens, ma in un modo talmente implicito che la povera donna, non estranea a un sentimento analogo per Stevens, alla fine ha lasciato la casa, Darlington Hall, e si è sposata con un uomo meno dissimulatore. Matrimonio parzialmente infelice! L'appuntamento tra i due personaggi ha luogo, grande è l'emozione di Stevens, che tuttavia come sempre non la esprime. Non può. La donna lo disillude, non tornerà a Darlington Hall, infatti si avvia a fare la nonna. E allora perché mi hai scritto di vederci? - chiederebbe un italiano, o un inglese meno corazzato di Stevens. La corazza professionale di maggiordomo, magnificamente rappresentata da Ishiguro - al punto da essere un riferimento per ogni discorso sulla professionalità in genere - si confonde in Stevens con la corazza che lui usa portare contro le emozioni, non solo contro la manifestazione delle emozioni. Eppure ... io ritorno a quel che scrissi tanti anni fa: Stevens è un vero personaggio proprio grazie alle sue due corazze. Il prezzo? L'infelicità. I pannicelli caldi del resto del giorno, il "momento migliore", non bastano a lenirla.
* Giapponese. Scrive tuttavia in inglese.
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