Lavoro italiano in Germania prima e dopo il 1943

 Il giornalista Ricciotti Lazzero circa trenta anni fa pubblicò per Mondadori Gli schiavi di Hitler, una ricerca sui lavoratori italiani in Germania prima e dopo l'8 Settembre del 1943, data dell'armistizio firmato dall'Italia, già alleata con la Germania, con gli Angloamericani. Se prima di quella data i nostri connazionali avevano - volontari - lavorato in Germania come membri di una nazione alleata, dopo essi divennero membri di una nazione dai tedeschi ritenuta - non a torto* - traditrice, con le conseguenze peggiori per la loro permanenza in Germania. Dopo l'8 Settembre del 1943 i tedeschi in Italia, divenuta terra nemica, fecero prigionieri enormi quantità di soldati dell'esercito italiano e di uomini validi e li mandarono forzatamente a lavorare in Germania. La ricerca di Lazzero mostra che dal 1943 alla fine della guerra, 1945, per i nostri numerosissimi connazionali il lavoro forzato agli ordini dei tedeschi fu un inferno e un mattatoio. I sopravvissuti tornarono in Italia pian piano, organizzati o meno, e trovarono la sorpresa pessima di non essere accolti socialmente come figli che si erano salvati, ma come parenti ambigui e straccioni cui i più voltarono le spalle. 

Qualcuno potrebbe chiedersi quale ruolo ebbe la Repubblica Sociale Italiana, faccia italiana dell'occupazione tedesca, nell'accennata movimentazione forzata di uomini ... in altri termini: che cosa fece Mussolini per gli italiani intrappolati e per gli italiani deportati in Germania? In parte collaborò ad arricchire la cosiddetta movimentazione di lavoratori verso quella che oramai era diventata una vera trappola mortale; in parte spostò ex membri  dell' esercito ad "aggiornarsi" in Germania, tutto all'incirca in modo forzato ... debolmente cercò da ultimo di intervenire per rendere meno atroce la vita dei lavoratori forzati.

In merito alla crudeltà dei responsabili tedeschi dei campi e comunque delle sedi di lavoro, largamente segnalata da Lazzero, mi sono tornate in mente vecchie pagine di psicologia sociale, gli esperimenti di S. Milgram e di P. Zimbardo, fatti negli Usa per capire come una persona qualsiasi, in determinate circostanze, può diventare una carogna. 

P.S. Ricordo due testi narrativi circa il ritorno a casa dalla Germania dei prigionieri italiani, La tradotta del Brennero, di Ruggero Zangrandi, e La parte difficile, di Oreste del Buono. Il primo descrive una prigionia per ragioni politiche, non particolarmente dura almeno rispetto alla ricostruzione di Lazzero; indugia sul periodo post bellico in Germania, ricco di mescolanze di persone a milioni, liberate - provenienti da mezzo mondo e in attesa del ritorno ... tocca infine con abilità l'amarezza dell'arrivo del protagonista a Roma, quando egli scopre che la donna amata si è messa insieme a un altro uomo ... Dev'essere stato un tema non insolito, addirittura banale, comunque anche Oreste del Buono ne ha fatto un romanzo. Qui un reduce s'innamora della moglie del fratello, anch'egli prigioniero di guerra, ma in Usa. Si tratta di due testi malinconici, il secondo direi soffocante nel rappresentare una famiglia afflitta dalla miseria postbellica. E, come se non bastasse ...

* Non è il parere di Lazzero.

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