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leggo che a Milano, liceo Parini, alcuni insegnanti hanno chiesto di essere trasferiti perché non tollerano le intromissioni dei genitori dei loro studenti, talvolta fatte di minacce e ricatti più o meno aperti. Senza fare di un'erba un fascio, il fenomeno, non nuovo, rientra nel processo di svalutazione della scuola come luogo d'istruzione e dei professori come rispettabili trasmettitori di conoscenza cui deferire, da parte di allievi e loro famigliari, in nome del valore di istruzione e conoscenza. La scuola oggi è invece avviata a diventare, anzi lo è già, un contenitore di minori che devono essere intrattenuti dai "prof" su vari argomenti, ma senza troppe pretese di verifica, almeno fino ai sedici anni. Da professore a "prof", che sembra un peto. Logicamente i prof (in quanto peti) sono spesso personaggi squallidi formati dalla scuola squallida e dall'università squallida che hanno seguito quando erano studenti: si tratta di una catena. Non idealizzi...
pensare, come da molto faccio, ad una scuola attraente, quindi non obbligatoria, ad una scuola che è un diritto per tutti, non un dovere, ad una scuola slegata da vincoli di età, leggera, agile, ripeto: attraente; pensare ciò implica immaginare un cambiamento di tutta quanta la società, quindi è un pensare rivoluzionario. Infatti ad una scuola non obbligatoria, diritto ma non dovere, deve corrispondere il diritto al lavoro come possibilità, per chi non vuole studiare, di lavorare, ma senza rischiare di cadere nelle grinfie di sfruttatori che pensano soltanto alle merci ed ai profitti, non alle persone. Significa ciò che ad una scuola non obbligatoria ma attraente deve corrispondere il lavoro non obbligatorio ma attraente? Sì. E' al socialismo che penso, ed alla distruzione del capitalismo: ad un socialismo forte ma libertario.Che non obbliga nessuno a studiare, nessuno a lavorare, ma impedisce a chiunque di sfruttare chiunque, minorenne o maggiorenne.
devo ripetere che i colleghi che organizzano convegni nell'ambito delle facoltà universitarie statali sono tenuti a invitare come relatori almeno tutti i colleghi della loro facoltà, non soltanto per una questione di buone maniere, ma soprattutto perché ciò che organizzano avrà luogo e mezzi pubblici, non privati come avverrebbe se quei colleghi organizzassero un convegno in una sede privata di loro scelta. E' ovvio.
le sciocchezzuole fuoriuscite dalla bocca del cosiddetto premier giorni fa in merito al fatto che certi docenti della scuola pubblica "inculcano" nei loro allievi idee contrarie a quelle che le famiglie vorrebbero "inculcare" nei figli, segnalano la passione del cosiddetto premier per l' "in cul" e specialmente confermano un'idea che abbiamo qui proposto tempo fa: che molti professori della scuola pubblica sono considerati dal governo (diciamo così) degli avversari politici. Magari.
forse mi ripeto: l'iscrizione all'università di persone che non parlano, capiscono e leggono la lingua del Paese cui appartiene quella università, è da considerare oscena perché l'università incassa soldi senza occuparsi di dare alle persone iscritte ma non parlanti la lingua del posto un'istruzione valida nei fatti (e nei discorsi scientifici e oppure intellettuali). Sono sicuro che sulla carta o meglio virtualmente fior di servizi ed opportunità formative gonfiano in forma di parole programmatiche le guance dei tromboni, è ovvio: intanto la realtà s'incarica di sgonfiare quelle guance.
vile ranocchio: in nome dell'integrità del piatto di lenticchie che il Padrone mi passa mese mese, ho rinunciato a chiedere il prepensionamento, e aspetto che il Padrone mi faccia accompagnare all'uscita, tra una ventina di piatti di lenticchie. Intanto, insieme alle lenticchie, mi capita di buttar giù robetta indigesta, la solita, che su questo giornale vo registrando da qualche semestre: tra l'altre intrusioni nel piatto ne noto o meglio sospetto una nuova: i colleghi che hanno la prospettiva di "lavorare" ancora per anni, quando non per decenni, mi guardano come si guarda un malato terminale, poveraccio, tra la pena e il disprezzo. Vile ranocchio...
i risultati asineschi registrati da una pagella oggi (2011) toccata a chi sappiamo noi c'inducono a ricordare i risultati registrati dalle nostre pagelle di cinquanta anni fa, alquanto asineschi anch'essi! Non assolveremmo l'asino odierno in quanto nostro simile, semmai condanneremmo noi stessi insieme a lui, ragliando insieme! Tuttavia, fermo restando che a ciascuno tocca sbattersi nella e con la sua epoca, ciò che c'induce a proporre la detta comunità di quadrupedi raglianti, la scuola nostra di cinquanta anni fa, non obbligatoria, aveva come ratio l'istruzione, mentre la scuola di oggi ha come ratio la "permanenza temporanea" dei minori, obbligatoria, con l'istruzione ridotta a pretesto. Insomma: non tutti gli asini sono uguali!