L'ultima domenica di ottobre, sono otto giorni, il Corriere della sera ha pubblicato un testo circa il padre di un ragazzo che anni or sono, in California, ha ucciso dei compagni di scuola e ferito altri malcapitati finendo condannato a cinquanta anni di prigione.
Il padre dell'assassino racconta che il figlio in altri Paesi sarebbe stato condannato in modo meno tombale: verissimo.
Racconta che suo figlio era frustrato e tormentato a scuola: capita.
Che in casa il ragazzo aveva la possibilità di accedere al cosiddetto armadio dei fucili e che l'arma del delitto apparteneva al padre medesimo dell'assassino: qui casca l'asino. La presenza di armi suggerisce di per sé soluzioni armate dei problemi, non è neutra: detta la linea.
Il padre dell'assassino dichiara che, quando seppe la cosa, non si arrabbiò con il figlio eccetera: questo è, almeno senza altre informazioni, un esempio di "falso sé".
Dice, questo Mr Jeff, di amare il figlio, e questo lo capiamo.

Un dettaglio: la località dove si sono svolti i fatti accennati si chiama Twentynine Palms. C'è poco da stare allegri.

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