La nostra corrispondente da Firenze c'informa che in una scuola superiore di quella città il preside ha comunicato epistolarmente agl'interessati (pischelli dai quattordici ai diciotto anni circa) la nomina a "rappresentante di classe" rivolgendosi loro con la formula "Signoria Vostra" (S.V.). Il che, oltre che ridicolo ed anacronistico, avrebbe ingenerato in qualcuno di quei nesci l'idea che il preside stesse sul serio complimentandosi con loro. Il che da un certo punto di vista non è del tutto falso, essendo la detta formula alquanto complimentosa. Sì, ma in senso generico, impersonale.
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Le traduzioni aiutano i lettori non poliglotti ad entrare in testi altrimenti ostici o impossibili, ciò vale certo per le opere scientifiche, saggistiche, e per la narrativa. Per quanto riguarda la poesia non vorrei leggere testi tradotti a causa del fatto che la lingua non è solo uno strumento della poesia, ma un suo scopo anche musicale, il quale in traduzione si smarrisce o viene snaturato. Ciò mi riporta a quella narrativa che non abbia la lingua solo come strumento, ma la abbia anche come scopo. Neanche tale narrativa vorrei leggere in traduzione. Tuttavia la leggo, magari tentando in un secondo momento di entrare nell'originale. Leggere poesia, d'altra parte, è talvolta arduo anche se è stata scritta nella nostra lingua! La poesia che usi la lingua solo come strumento semplicemente non è poesia, ma è prosa distribuita nella pagina a imitazione della poesia. La narrativa che abbia la lingua anche come scopo è la migliore, secondo il mio gusto, d'altra parte apprezzo u...
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