Don Lorenzo Milani
Il 2 ed il 9 di questo febbraio una rete privata ha trasmesso in due volte il film tv "Don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana" (1997), che non avevo visto. Sono passati cinquanta anni circa dalla morte prematura di Lorenzo Milani, la sua pratica e la sua teoria pedagogica, ben rappresentate dal film, hanno tanto da dirci ma anche tanto da non dirci, oggi, visto che la scuola si è trasformata, almeno quella dell'obbligo, in mero contenitore - alquanto disarmato in fatto di istruzione erogata agli allievi. Il libro Lettera a una professoressa, costruito da Lorenzo Milani insieme ai suoi ragazzi, semplice e nudo com'era lo spirito che animò questo prete di estrema sinistra, amato e odiato a seconda degli occhi che guardavano a lui ed a Barbiana, è un documento d'epoca. La scuola non è più una scuola fatta per Pierino il figlio del dottore, è un tritacarne dove figli di dottore o figli di operaio, figli di borghese o figli di proletario, figli d'italiani o figli di immigrati sono trasformati in qualcosa d'indefinibile, in nome della "formazione".
Lorenzo Milani combatté l'ingiustizia sociale riflessa nella scuola, e si sa che quando si combatte magari la voce si alza ed il volto assume espressioni dure, forse alcuni spunti milaniani adesso, a parte la scuola che abbiamo, che è "fuori concorso", sono datati, ma lo stile del suo insegnamento fatto sul concreto della vita quotidiana, dove, tramite la lettura dei quotidiani, s'inciampa nella storia, nella geografia, nella politica, nella lingua parlata e scritta, nelle scienze, è secondo me quello giusto. Alle medie. Era quello giusto, formativo senza virgolette. Portarlo nella scuola "generalista" forse era impossibile e lo sarebbe ancora, se la scuola di oggi fosse salvabile. Ma era giusto, intelligente, caldo, concreto.
Lorenzo Milani combatté l'ingiustizia sociale riflessa nella scuola, e si sa che quando si combatte magari la voce si alza ed il volto assume espressioni dure, forse alcuni spunti milaniani adesso, a parte la scuola che abbiamo, che è "fuori concorso", sono datati, ma lo stile del suo insegnamento fatto sul concreto della vita quotidiana, dove, tramite la lettura dei quotidiani, s'inciampa nella storia, nella geografia, nella politica, nella lingua parlata e scritta, nelle scienze, è secondo me quello giusto. Alle medie. Era quello giusto, formativo senza virgolette. Portarlo nella scuola "generalista" forse era impossibile e lo sarebbe ancora, se la scuola di oggi fosse salvabile. Ma era giusto, intelligente, caldo, concreto.
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