A Scienze (...) politiche, "scuola" universitaria fiorentina, il giudice Giancarlo Caselli doveva tenere una lezione, giorni or sono, ma ha rinunciato, vista l'accoglienza ostile che un gruppo di studenti gli aveva preannunciato con argomenti almeno ineleganti e senz'altro parolai. Il Caselli, ora pensionato, è stato per decenni un avversario all'incirca implacabile dei militanti radicali di sinistra, ragione per cui non è strano che gli studenti di cui sopra, radicali di sinistra, lo abbiano attaccato. Ora, per quanto in un diverso contesto, io ho potuto dare qualche occhiata a certe manifestazioni studentesche analoghe a quelle oggi presenti a Scienze politiche, e francamente mi sono sembrate sciatte, del resto anche quando ero giovane ed alquanto coinvolto nelle "lotte" seguite al famoso Sessantotto, la sciatteria non mancava. Eravamo anche noi dei parolai, degli estremisti, credevamo di avere ragione mentre invece dalla ragione e dalla razionalità eravamo lontani, infatti fummo sconfitti. Non ho dunque simpatia, e sia pure a distanza, diciamo a naso, per questi studenti radicali di sinistra di Scienze politiche di oggi. Ma non ne ho neppure per Caselli e per chi non capisce o finge di non capire che sbandierare la libertà di parola è un imbroglio bello e buono, anzi, brutto e cattivo. Se ci fosse libertà di parola, allora gli sbandieratori avrebbero ragione, ma essa manca, ed anzi è distribuita iniquamente proprio come la ricchezza, il benessere, la sicurezza. Con tutta la loro sciatteria, anche infantile, gli studenti radicali di sinistra e le loro manifestazioni sono un sintomo del male che affligge la nostra società, non sono un rimedio. E neppure il Caselli è un rimedio.
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