La scuola buona?

Le considerazioni che Ernesto Galli fa (Corriere, 8 III 2015) sulla scuola italiana esposta alle ipotetiche manovre riformatrici sbandierate dal governo attuale sono sbagliate là dove egli trascura l'effetto delle innovazioni esteriori autentiche, che potrebbe essere non disprezzabile, per esempio: scuole non fatiscenti potrebbero essere contenitori favorevoli a migliorare la qualità  delle ore di apprendimento (e non solo) degli allievi; lo stesso dicasi sulle esigenze di rinnovare i programmi di studio, rinnovabili non tanto per seguire il mondo esterno alla scuola come si segue una moda, quanto per dare alla scuola una presa maggiore sulla realtà vera. E' inutile rompere le scatole con Omero o Dante o Copernico a chi non è ancora in grado di apprezzarli. A ciò serviranno studi superiori, ma davvero superiori. Ernesto Galli sembra non sapere che il vecchiume laido e fatiscente deprime i giovani, pronti certo a danneggiare il nuovo pulito e fiammante, com'egli afferma, stavolta a ragione, sostenendo in breve che gli allievi della scuola odierna fanno schifo e arrivano all'università radicalmente ignoranti. Di tutto. Tuttavia egli, com'è ovvio, manca di fare il passo successivo, cioè di domandarsi che cosa ha prodotto lo schifo. Non è colpa solo della scuola di base. E' colpa del sistema in cui siamo immersi (o immerdi).

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