Di zitelloni è pieno il mondo, di Gadda ce n'è uno solo.

Ieri sera Rai 5 ha trasmesso un programma su Carlo Emilio Gadda (1893-1973), autore noto per il romanzo incompiuto Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, che ebbe un certo successo di pubblico e fu tradotto cinematograficamente da Pietro Germi ("Un maledetto imbroglio"). CEG, di cui non si può trascurare la partecipazione come volontario negli alpini alla prima guerra mondiale, scrisse anche altri testi lunghi, tra i quali primeggia La cognizione del dolore, e molti brevi, diciamo pure racconti; in più scrisse saggi ed una polemica (tardiva) sul fascismo. Cultore della lingua italiana e dei dialetti, girò per il mondo facendo il suo lavoro di ingegnere nel campo dell'elettricità; nato a Milano, dove studiò al Politecnico ed abitò in Via San Simpliciano, visse per circa dieci anni a Firenze (da ultimo nei pressi della stazione ferroviaria del Campo di Marte), e finì la sua vita a Roma, dove abitava a Monte Mario in Via Blumenstihl. Il programma di ieri non mancava di pregi, a parte un certo tono esaltato che sarebbe dispiaciuto a CEG. Ho sentito l'assenza di foto, che pure non mancano, ho udito letture da testi vari eseguite da una attrice di cui CEG avrebbe scritto: "trentasette anni fa era una magnifica ragazza". A proposito del non finito romanzo di cui sopra un signore, ora me ne sfugge il nome, ha affermato che la "misurazione della realtà" era, con gli strumenti di Gadda, impossibile da completare; eppure io ho letto in una missiva scritta da CEG non so più se a suo cugino o a chi altri che di quella "boiata" (il "Pasticciaccio") non ne poteva più. L'arte e il non finito non vanno affatto in disaccordo, pure Kafka lasciò interminati Amerika e Il Castello, ed anche di Michelangelo si ammira il non finito. Non solo, capita che la versione non finita de La meccanica, romanzo di CEG, sia migliore della versione completa, apparsa decenni dopo. Comunque sia, il tipo del programma tv doveva pur fare la sua pisciatina, e l'ha fatta. Come trascurare d'altra parte la banale caduta del programma nel biografismo, che, con Pietro Citati, vuole La cognizione del dolore essere un rispecchiamento o meglio uno sfogo di temi affettivi gaddiani. Con la mamma!
Mi spiego: la terra è ricolma di zitelloni che si azzuffano con la madre, penso anche a Proust, ma di Gadda ce n'è uno solo, e lì, solo lì, sta il punto. Nell'arte.

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