"Ciò" non è "c'ho"

Un giovane che è stato immerso nella scuola fino ai sedici anni circa, che ha conseguito la licenza elementare e quella media, scrive una riflessione e la diffonde. In due casi scrive, al posto di "ciò", che significa all'incirca "questo", "c'ho", che invece significa "ci ho", come dire "possiedo". Suonano simili assai, certo, e se non hai né orecchio, né abitudine alla lingua scritta, cadi nell'errore, perdonabile se sei un uzbeko in via di sviluppo linguistico italiano: non se sei italiano. L'errore, che rovina la riflessione, per non dire che la ridicolizza, dipende certo dalla asineria privata del giovane, ma anche dell'infamia pubblica degli studi che lui ha fatto.

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