"Zona grigia", storiografia cubista
Letto, invero con grande lentezza e riluttanza, Uomini in grigio, un libro piuttosto corposo pubblicato da Feltrinelli, autore un giovane storico, Carlo Greppi. Tratta della zona cosiddetta grigia durante la guerra intestina in Italia (43-45), cioè dei tanti che propriamente non stavano né di qua né di là, la maggioranza, dato che per prendere partito ai tempi servivano immensi attributi e/o stoltezza giovanile. Ho iniziato a capire (intrattengo relazioni con una decina di testi insieme, narrativi e non) che si passa da un diario, o meglio raccolta di lettere di un tizio restato a Parigi occupata dai tedeschi nel 1940 (v. Suite francese della Nemirovski) alla moglie lontana, a note sull'alba della Repubblica Sociale Italiana a Torino (1943), dove si segue la vicenda di un tale Antonio M in seguito processato per aver servito tale Serloreti, un funzionario della RSI, e per aver causato delatoriamente seri o definitivi danni a persone varie della parte resistente o perseguitata in quanto facente parte della minoranza ebraica.
Il Greppi senza le necessarie mediazioni parla, mi pare a pag. 75, di "invasione nazista" dell'Italia. I tedeschi però occuparono, sentendo odor di tradimento, l'Italia settentrionale nel corso dei mesi estivi del 1943, dopo l'arresto di Mussolini (25 luglio) e dopo l'armistizio (8 settembre); non la "invasero", nel sud del resto già si trovavano (con sette divisioni), in qualità di alleati dell'Italia, insieme a cui avevano combattuto per altro in Africa e in Russia: non potevano certo lasciare che i nemici anglo-americani risalissero la penisola allegri.
Gli anglo-americani sì, invasero la penisola. A quanto scrivo si potrebbe obbiettare che i tedeschi avevano un piano, detto "Alarico", che prevedeva l'occupazione dell'Italia e la neutralizzazione dei traditori dell'alleanza, Re, Badoglio eccetera. Comunque, insisto: parlare d'invasione senza residui è fazioso. C.De Risio, in Generali, servizi segreti e fascismo, Mondadori 1978, usa i seguenti termini: invasione, irruzione, affluenza (afflusso), intervento, calata; un suo interlocutore decisivo, il generale Amé, usa il termine occupazione.
1 giugno: portata avanti la lettura, noto che la cosiddetta microstoria non può non sfociare nella narrativa e nell'irrilevanza, o meglio: nella narrativa dell'irrilevanza.
16 agosto: comprendo, nell'eccesso di pagine scritte dal Greppi, che la zona grigia, almeno quella torinese, era uno spazio animatissimo, una specie di piazza del mercato settimanale del bestiame, dove il bestiame era il di dietro proprio od altrui da salvare o da proteggere per il futuro.
17 agosto: Tra un capitolo e l'altro dedicati alla zona grigia a Torino, ora ho capito, sono inseriti dei pezzi di materiale documentale, appartenente ad una famiglia di ebrei, Momigliano, cui è stata portata l'attenzione famigliare dovuta soltanto nel 1998. Abbiamo due libri in uno, questo secondo è una specie di diario.
2 settembre : i materiali di famiglia sono relativi ad un certo Italo Momigliano, che fu deportato là dove trovò la morte. Per colpa degli zelatori repubblicani fascisti, tra i quali Antonio M., la cui vicenda di probabile opportunista è seguita per tutto il libro. Il bravo Greppi definisce il suo racconto "tridimensionale", a me era venuto di dirlo "cubista". Come si diceva un tempo, il Greppi rende difficile il facile tramite l'inutile.
Il Greppi senza le necessarie mediazioni parla, mi pare a pag. 75, di "invasione nazista" dell'Italia. I tedeschi però occuparono, sentendo odor di tradimento, l'Italia settentrionale nel corso dei mesi estivi del 1943, dopo l'arresto di Mussolini (25 luglio) e dopo l'armistizio (8 settembre); non la "invasero", nel sud del resto già si trovavano (con sette divisioni), in qualità di alleati dell'Italia, insieme a cui avevano combattuto per altro in Africa e in Russia: non potevano certo lasciare che i nemici anglo-americani risalissero la penisola allegri.
Gli anglo-americani sì, invasero la penisola. A quanto scrivo si potrebbe obbiettare che i tedeschi avevano un piano, detto "Alarico", che prevedeva l'occupazione dell'Italia e la neutralizzazione dei traditori dell'alleanza, Re, Badoglio eccetera. Comunque, insisto: parlare d'invasione senza residui è fazioso. C.De Risio, in Generali, servizi segreti e fascismo, Mondadori 1978, usa i seguenti termini: invasione, irruzione, affluenza (afflusso), intervento, calata; un suo interlocutore decisivo, il generale Amé, usa il termine occupazione.
1 giugno: portata avanti la lettura, noto che la cosiddetta microstoria non può non sfociare nella narrativa e nell'irrilevanza, o meglio: nella narrativa dell'irrilevanza.
16 agosto: comprendo, nell'eccesso di pagine scritte dal Greppi, che la zona grigia, almeno quella torinese, era uno spazio animatissimo, una specie di piazza del mercato settimanale del bestiame, dove il bestiame era il di dietro proprio od altrui da salvare o da proteggere per il futuro.
17 agosto: Tra un capitolo e l'altro dedicati alla zona grigia a Torino, ora ho capito, sono inseriti dei pezzi di materiale documentale, appartenente ad una famiglia di ebrei, Momigliano, cui è stata portata l'attenzione famigliare dovuta soltanto nel 1998. Abbiamo due libri in uno, questo secondo è una specie di diario.
2 settembre : i materiali di famiglia sono relativi ad un certo Italo Momigliano, che fu deportato là dove trovò la morte. Per colpa degli zelatori repubblicani fascisti, tra i quali Antonio M., la cui vicenda di probabile opportunista è seguita per tutto il libro. Il bravo Greppi definisce il suo racconto "tridimensionale", a me era venuto di dirlo "cubista". Come si diceva un tempo, il Greppi rende difficile il facile tramite l'inutile.
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