Miransù
Monica Sarsini ha pubblicato diversi libri tra cui ricordo I passi della sirena, Crepapelle, Crepapancia, Miransù.
Ho avuto la fortuna di incontrare la Sarsini direi negli anni ottanta quando era una studentessa di Pedagogia, a Firenze, e le ho fatto da interlocutore (relatore) quando compose la sua tesi di laurea, scritta così bene che non pareva una tesi di laurea - sull'anoressia. Ho avuto anche occasione di vedere i suoi lavori artistici, eseguiti ai tempi (ora non so) con una tecnica incantevole. Molto decorativi, a me sembra.
Miransù nella realtà è un luogo in collina che si trova tra Firenze e Pontassieve, sospeso sull'Arno, dove è probabile che io sia passato nei decenni sia in auto che, prima, in moto, comunque è il titolo del libro che ho letto in questi giorni, denso di materiale umano e narrativo formante una sorta di autobiografia famigliare. Le voci sembrano essere due, quelle di una parte anziana, e quelle di una parte più giovane, legate, ma graficamente distinte dal corsivo riservato alla più giovane, e assai diverse nel senso che i corsivi sono spesso prose poetiche e creazioni concettuali che rifuggono il banale e scappano da qualche parte, alquanto inafferrabili; i non corsivi sono "confidenze" della parte anziana che rimandano alla storia del ventesimo secolo vissuta tra Firenze e la campagna: impera la donna, comunque, il suo punto di vista - o di visione. Nel cuore della densità credo che stia il fatto centrale della vita della famiglia, la morte violenta di Lapo. Davvero toccante il finale del libro, quando la parte anziana manca.
Monica Sarsini è scrittrice formidabile e creatrice, specie in Miransù, di un linguaggio concettuale alternativo, fenomenologico-informale, che rinvia ai misteri.
Ho avuto la fortuna di incontrare la Sarsini direi negli anni ottanta quando era una studentessa di Pedagogia, a Firenze, e le ho fatto da interlocutore (relatore) quando compose la sua tesi di laurea, scritta così bene che non pareva una tesi di laurea - sull'anoressia. Ho avuto anche occasione di vedere i suoi lavori artistici, eseguiti ai tempi (ora non so) con una tecnica incantevole. Molto decorativi, a me sembra.
Miransù nella realtà è un luogo in collina che si trova tra Firenze e Pontassieve, sospeso sull'Arno, dove è probabile che io sia passato nei decenni sia in auto che, prima, in moto, comunque è il titolo del libro che ho letto in questi giorni, denso di materiale umano e narrativo formante una sorta di autobiografia famigliare. Le voci sembrano essere due, quelle di una parte anziana, e quelle di una parte più giovane, legate, ma graficamente distinte dal corsivo riservato alla più giovane, e assai diverse nel senso che i corsivi sono spesso prose poetiche e creazioni concettuali che rifuggono il banale e scappano da qualche parte, alquanto inafferrabili; i non corsivi sono "confidenze" della parte anziana che rimandano alla storia del ventesimo secolo vissuta tra Firenze e la campagna: impera la donna, comunque, il suo punto di vista - o di visione. Nel cuore della densità credo che stia il fatto centrale della vita della famiglia, la morte violenta di Lapo. Davvero toccante il finale del libro, quando la parte anziana manca.
Monica Sarsini è scrittrice formidabile e creatrice, specie in Miransù, di un linguaggio concettuale alternativo, fenomenologico-informale, che rinvia ai misteri.
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