La macchia umana
La mia quarta lettura di Philip Roth, dopo L'umiliazione, Lamento di Portnoy, Il fantasma esce di scena, sarebbe stata La macchia umana, sennonché circa a metà ho dovuto interrompere la fatica che stavo portando avanti, diciamo così, per senso del dovere. Dovere?
Sospetto che P.R. venisse remunerato un tanto a parola, del resto non sarebbe stato il primo né l'ultimo. Anyway, arrivato alle considerazioni che una giovane donna, declassata, divorziata e amante dell'anziano protagonista, fa in merito alle cornacchie, mi sono arreso, dal momento che la vita è breve.
Per chi non fosse al corrente dell'intreccio, si tratta di un intrigo tra il narrativo, il sociologico e il politico * di cui il protagonista, un professore universitario specializzato in classicità greca e latina, ma anche, come accade, impegnato nella nobile arte di presiedere una facoltà, o un campus, non saprei, è un negro** dalla pelle chiara che, per opportunismo, si finge bianco e, a un certo momento, si finge ebreo, non so se mi spiego. Pervenuto ad una certa rispettabilità, nonostante i sotterfugi di cui sopra, un brutto giorno fa l'appello e, notando che un paio di iscritti al corso mancano sempre, chiede alla classe se si tratta di "fantasmi". Purtroppo per lui i fantasmi sono negri che, saputa la cosa, si offendono molto per il fatto di esser chiamati fantasmi - in americano con una parola (spook) che ha un significato secondario abitualmente non lusinghiero nei confronti dei negri. Il protagonista insomma incorre in uno scandalo dovuto alla sua supposta violazione della correctness imperante. Dà le dimissioni, ma in seguito anche la sua relazione con la giovane di cui sopra diventa oggetto di mormorazioni...
Il narratore della storia ha già anticipato che i due amanti saranno fatti fuori - che storia malinconica!
Sospetto che P.R. venisse remunerato un tanto a parola, del resto non sarebbe stato il primo né l'ultimo. Anyway, arrivato alle considerazioni che una giovane donna, declassata, divorziata e amante dell'anziano protagonista, fa in merito alle cornacchie, mi sono arreso, dal momento che la vita è breve.
Per chi non fosse al corrente dell'intreccio, si tratta di un intrigo tra il narrativo, il sociologico e il politico * di cui il protagonista, un professore universitario specializzato in classicità greca e latina, ma anche, come accade, impegnato nella nobile arte di presiedere una facoltà, o un campus, non saprei, è un negro** dalla pelle chiara che, per opportunismo, si finge bianco e, a un certo momento, si finge ebreo, non so se mi spiego. Pervenuto ad una certa rispettabilità, nonostante i sotterfugi di cui sopra, un brutto giorno fa l'appello e, notando che un paio di iscritti al corso mancano sempre, chiede alla classe se si tratta di "fantasmi". Purtroppo per lui i fantasmi sono negri che, saputa la cosa, si offendono molto per il fatto di esser chiamati fantasmi - in americano con una parola (spook) che ha un significato secondario abitualmente non lusinghiero nei confronti dei negri. Il protagonista insomma incorre in uno scandalo dovuto alla sua supposta violazione della correctness imperante. Dà le dimissioni, ma in seguito anche la sua relazione con la giovane di cui sopra diventa oggetto di mormorazioni...
Il narratore della storia ha già anticipato che i due amanti saranno fatti fuori - che storia malinconica!
(Primavera 2021: dopo oltre due anni ho ripreso in mano il romanzo - una domenica che non avevo niente da fare mi è caduto l'occhio sul titolo; un segnalibro stava alla pagina delle cornacchie, per cui ho ricominciato a leggere e sono arrivato alla fine, ovvero: mi manca qualche pagina. In effetti le cornacchie, ho poi intuito, servono a sottolineare la alterità radicale della ragazza del protagonista.
Roth mi sta, direi, invincibilmente antipatico. Gran lavoratore, intendiamoci, colmo di buone idee e di migliori intenzioni, di trame, abile anche, chi lo nega? Ma verboso, prolisso, e americanista. Crede, mi spiego, di abitare in un posto pieno di cose buone, razzismo a parte. Ipocrisia antirazzista a parte.
Interessante è che PR sembra dimostrare che anche gli uomini possono essere isterici. Uno scrittore per signora, progressista e di sinistra, direi.)
P.S. Indicazioni circa il titolo si trovano nel quarto capitolo, o a pag. 261 della edizione Einaudi tascabili.
*Il contesto è quello, comico, della storia tra Monica Lewinsky e il presidente Clinton. Ne Il fantasma esce di scena lo è invece l'elezione a presidente di Bush figlio, non ricordo se la prima o la seconda volta, ritenuta impossibile da una tipa, "democratica", che il protagonista vorrebbe trapanare e invece non trapana. Il che ci rimanda al Viagra, personaggio di notevole consistenza de La macchia umana. Ma devo insistere sulla incredibile ingenuità di questo pompatissimo autore, che dà credito, tramite ai suoi personaggi, a vicende ridicole come quelle della politica Usa, dove conta solo il verso che il capitale decide, e non le facce. Potrei essere generoso, al buio, e sostenere che P.R. inscena la ingenuità americana, più che essere ingenuo. Al buio significa che non ho letto abbastanza di questo autore.
**Da molti anni si preferisce usare la forma "nero" - a rimorchio di quanto avviene negli Usa, dove però "nigger" differisce radicalmente da "black" e non solo: è di origine latina, perciò di fatto astruso, alieno. Ora, abbiamo a che fare con un fenomeno di subordinazione coloniale agli Usa e alle loro fanfaluche, e "nero" non è affatto preferibile a "negro", tanto più che significano la stessa cosa.
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