Memorie di una geisha - transito nella "valle oscura".

Memorie di una geisha di Arthur Golden è un lungo testo che probabilmente corrisponde a esperienze vissute e raccontate da una donna giapponese all'autore. 
La finzione espone però una scena di questo tipo: una anziana geisha trasferitasi da tempo a New York narra la storia della sua vita a un accademico, conoscitore americano della cultura giapponese. Ciò implica che il testo proceda in prima persona. 
In breve: una graziosa bambina proletaria che vive con la sorella, la madre, malata, e il padre, anziano, in un piccolo centro di pescatori, è venduta a un commerciante che, insieme alla sorella, la conduce a Kyoto e la rivende a una sorta di maitresse che gestisce una casa dove si istruiscono geishe. La sorella della protagonista, meno avvenente, viene avviata senz'altro alla prostituzione. Le due bambine si rivedranno solo in un'occasione. Poi, mai più.
Nei primi anni la protagonista fa la servetta nella casa, successivamente, grazie alla sua avvenenza e alla particolare luce dei suoi occhi, viene avviata alla professione di geisha, che la vede assai richiesta e remunerata, cioè remunerativa per la maitresse di cui sopra. 
Non vorrei togliere all'eventuale lettore il piacere di scoprire la trama segreta del romanzo. Mi limito a sottolineare che la protagonista fa carriera e diviene infine la favorita unica di un industriale, insieme a cui, dopo la fine della seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta, si trasferisce a New York.
Prima e banale cosa da dire: il romanzo ci avvicina ad un mondo oggi all'incirca tramontato, quello delle geishe, intrattenitrici dotate di qualità artistiche: danzavano, cantavano, sapevano suonare strumenti a corda e a percussione, erano esperte nell'ambito della cosiddetta cerimonia del tè e soprattutto nell'ambito delle "buone maniere", tutte abilità, diciamo, da offrire alla clientela maschile. Insieme alla cura estrema del trucco e dell'abbigliamento. Ovvio che la concessione di grazie meno "platoniche" ai clienti, da parte delle geishe, non fosse esclusa; ma non era inevitabile, com'è invece per le prostitute.
Seconda cosa da dire: parte della storia si svolge durante la grande crisi economica e finanziaria che colpì il pianeta dopo il 1929; crisi che divenne catastrofica dal 1939 al 1945 con la guerra. L'imperialismo nipponico com'è noto si scontrò con quello Usa, e fu sconfitto. 
Nel romanzo si accenna con pochissime parole alle bombe atomiche sganciate dagli Usa in Giappone nel 1945. Tale ritegno  non lo attribuisco solo alla "testimonianza" della protagonista, certamente figura dotata di acume, ma priva di mordente politico-polemico; la attribuisco anche alla "prudenza" dell'autore, un americano.
Comunque sia, la protagonista definisce il periodo 1929-1945 come percorso (dantesco!) in una "valle oscura", per il Giappone, e ciò mi porta al pregio per me essenziale del romanzo. Decine e centinaia sono le similitudini che la protagonista usa per illustrare i suoi stati emotivi, in rapporto a se stessa e logicamente in rapporto agli altri; e per illustrare certe situazioni che riguardano altri. Per esprimersi, lei usa dunque moltissime volte questa figura retorica che si sviluppa a partire dalla congiunzione "come". Lei paragona in altri termini stati emotivi e situazioni interpersonali ad altro, e questo "altro" mi pare che quasi esclusivamente appartenga alla natura, (animali, minerali, piante, acqua, vento, neve), osservata con sapienza e poesia. Lei, ma mi corre l'obbligo di sottolineare che il merito è da attribuire alla sensibilità dell'autore del romanzo, dà luogo a una sorta di psicologia fatta di immagini che connettono la vita emotiva umana ai fenomeni della natura e quindi propongono, della vita emotiva umana, una lettura tutta "naturale". Poetica. Accogliente. 
Dovrei rileggere il romanzo e proporre un catalogo delle similitudini che usa la protagonista!

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