Le voci del mondo
Le voci del mondo, romanzo di Robert Schneider, è intitolato nell'originale tedesco Schlafes Bruder, che alla lettera significa "fratello del sonno". In italiano la traduzione (Einaudi) dovrebbe essere "(la) sorella del sonno", è infatti in questione la morte, cui il sonno viene accostato, o paragonato, sennonché Tod (morte) in tedesco è maschile, per cui ecco spiegato quel Bruder (fratello).
Pare che il romanzo, nonostante che a tratti presenti qualche difficoltà per il lettore, come me, a digiuno di conoscenze tecniche e lessicali di musica, abbia avuto molto successo - internazionale.
A parte il titolo, scelto forse per opportunismo commerciale, l'italiano della traduzione è buono, per cui la lettura è piacevole.
In breve, si tratta della storia di un individuo dotato di genio musicale che, a causa del suo isolamento sociale e geografico, rimane sconosciuto e soprattutto non può confrontare le sue capacità con modelli colti. Il narratore della storia, molto presente nel testo secondo una tendenza anche stucchevole che si è andata rafforzando nella seconda metà del ventesimo secolo, ipotizza che al mondo vi siano, e vi siano stati, molti individui di vario talento che tuttavia non hanno potuto svilupparlo a causa diciamo della loro "sfortuna" sociale, economica, geografica. Ma pensa!
Elias, il protagonista, non è solo molto dotato in fatto di musica, ma possiede anche un udito fuori del comune, insomma è capace di udire tutte le voci del mondo, anche a distanza. Siamo nel sovrannaturale, direi. Comunque sia, nel leggere questo romanzo mi è tornato in mente Il profumo, un romanzo di Patrick Sueskind letto circa venti anni fa. Il protagonista, qui, è un "profumiere" nemico implacabile dei suoi simili, mentre Elias il musicista non fa male a una mosca, però i due romanzi hanno in comune una forte tendenza a dare diciamo dell'umanità un'immagine truculenta, sopra le righe. Il profumiere e il musicista sono due emarginati assoluti, il primo diciamo si vendica, il secondo soccombe.
Sospetto che i due autori abbiano voluto farcire le loro storie di sapori forti.
Drammi di due "bambini dotati"... C'entra qualcosa?
Forse no.
Dimenticavo: la faccenda del sonno e della morte sta in rapporto con la mania amorosa infelice di Elias per una compaesana. Dormire sarebbe una perdita di tempo, perché quando dormi non solo, diremmo, non prendi pesci, ma neppure puoi amare. Forse si tratta di una lancia spezzata a favore dell'insonnia?
Interessante è la rappresentazione di Schneider della vita dei montanari austriaci nella prima metà del 19° secolo.
Leggibile senz'altro la postfazione.
Pare che il romanzo, nonostante che a tratti presenti qualche difficoltà per il lettore, come me, a digiuno di conoscenze tecniche e lessicali di musica, abbia avuto molto successo - internazionale.
A parte il titolo, scelto forse per opportunismo commerciale, l'italiano della traduzione è buono, per cui la lettura è piacevole.
In breve, si tratta della storia di un individuo dotato di genio musicale che, a causa del suo isolamento sociale e geografico, rimane sconosciuto e soprattutto non può confrontare le sue capacità con modelli colti. Il narratore della storia, molto presente nel testo secondo una tendenza anche stucchevole che si è andata rafforzando nella seconda metà del ventesimo secolo, ipotizza che al mondo vi siano, e vi siano stati, molti individui di vario talento che tuttavia non hanno potuto svilupparlo a causa diciamo della loro "sfortuna" sociale, economica, geografica. Ma pensa!
Elias, il protagonista, non è solo molto dotato in fatto di musica, ma possiede anche un udito fuori del comune, insomma è capace di udire tutte le voci del mondo, anche a distanza. Siamo nel sovrannaturale, direi. Comunque sia, nel leggere questo romanzo mi è tornato in mente Il profumo, un romanzo di Patrick Sueskind letto circa venti anni fa. Il protagonista, qui, è un "profumiere" nemico implacabile dei suoi simili, mentre Elias il musicista non fa male a una mosca, però i due romanzi hanno in comune una forte tendenza a dare diciamo dell'umanità un'immagine truculenta, sopra le righe. Il profumiere e il musicista sono due emarginati assoluti, il primo diciamo si vendica, il secondo soccombe.
Sospetto che i due autori abbiano voluto farcire le loro storie di sapori forti.
Drammi di due "bambini dotati"... C'entra qualcosa?
Forse no.
Dimenticavo: la faccenda del sonno e della morte sta in rapporto con la mania amorosa infelice di Elias per una compaesana. Dormire sarebbe una perdita di tempo, perché quando dormi non solo, diremmo, non prendi pesci, ma neppure puoi amare. Forse si tratta di una lancia spezzata a favore dell'insonnia?
Interessante è la rappresentazione di Schneider della vita dei montanari austriaci nella prima metà del 19° secolo.
Leggibile senz'altro la postfazione.
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