La "potenza" del Sessantotto
Galli della Loggia ha pubblicato ieri 30 agosto un articolo sul Corriere in cui commenta la testimonianza di un certo Delbecchi, giornalista del Fatto quotidiano, in merito all'esame di "storia del cinema" da lui, Delbecchi, sostenuto negli anni settanta nell'università di Firenze. Il professore esaminatore con ogni probabilità era Pio Baldelli, defunto e impossibilitato, come anche Galli della Loggia potrebbe concedere, a difendere le modalità d'esame (veloce, di gruppo e lautamente autovalutato dagli esaminati stessi) in quel caso messe in atto da lui, Baldelli. Galli della Loggia, che non menziona Baldelli forse in base al principio secondo cui si segnala il peccato e si tace il peccatore, o a quello del parce sepulto , da diversi anni va sostenendo che l'attuale situazione penosa degli studi in Italia è effetto degli sconvolgimenti avvenuti dopo il 1968, anno di rivolte che per qualche anno ebbero effetti in vari luoghi d'interesse sociale, culturale, politico, per poi esaurirsi. Galli della Loggia incorre in un errore che un intellettuale e per di più uno storico non dovrebbe commettere: giudicare il passato alla luce del presente, dando al passato significati che non gli appartennero. Peggio ancora: trascura i motivi sociali ed economici che hanno ridotto gli studi in Italia a quello che oggi sono. Magari il sessantotto avesse avuto la potenza che Galli della Loggia gli attribuisce! Essa è imparagonabile alla potenza che aveva ed ha il capitalismo con i suoi disvalori (il valore di scambio) e la sua distruttività (del valore d'uso).
Che negli anni settanta si potessero esaminare studenti universitari come descritto nell'articolo di Galli della Loggia sulla scorta della testimonianza di Delbecchi, è innegabile. Come scrisse Brecht l'odio contro l'ingiustizia stravolge il viso. Nel corso delle rivolte, non dico rivoluzioni, l'eccesso è normale.
Che negli anni settanta si potessero esaminare studenti universitari come descritto nell'articolo di Galli della Loggia sulla scorta della testimonianza di Delbecchi, è innegabile. Come scrisse Brecht l'odio contro l'ingiustizia stravolge il viso. Nel corso delle rivolte, non dico rivoluzioni, l'eccesso è normale.
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