Guerra nel deserto
Ho acquistato per 5 euro su una bancarella Guerra nel deserto, di Emil Krieg, un ex militare Usa decorato con la Legion d'onore - il suo cognome in tedesco significa "guerra", è uno storico noto per aver scritto in particolare su Rommel, la "volpe del deserto". Defunto se non erro nel 2001.
Tre volumi di cui ho letto i primi due.
Nonostante che il nostro stia evidentemente dalla parte degli amici dell'oro e contro gli amici della svastica - quindi non neutrale ma favorevole al cosiddetto mondo libero - il libro è piacevole e piuttosto utile. E' il quarto che leggo sulla fenomenale guerra in Africa settentrionale ("41-"43; bellissimo quello di Paolo Caccia Dominioni) di cui ho incontrato negli anni giovanili tre partecipanti finiti nelle grinfie degli inglesi o degli americani - comunque sempre meglio che morire, ciò che avvenne a moltissime migliaia di uomini di entrambe le parti.
Krieg sottolinea la particolarità della guerra nel deserto, che è un poco come una guerra marinara fatta sulla terra ferma - ma "vuota". C'è solo da far fuori il nemico. Tattica e strategia, colpi di mano, sortite, inganni, traveggole dovute allo scambio di armi e mezzi tra i contendenti che si rubano a vicenda l'attrezzatura come bottino eccetera. Eccellente Rommel, secondo Krieg, ma destinato a perdere la guerra, come la perse, a causa della mostruosa superiorità degli inglesi - cioè dei britannici più i corpi militari provenienti dall'impero.
Nel leggere questo e gli altri libri ho spesso sofferto come di una pallida copia emotiva dello sgomento che i "nostri" soldati devono aver provato, ai tempi, sentendosi buttati nelle fauci della morte "per il re e per la patria", se non per il duce; ho provato però orgoglio per questi miei "padri" che hanno avuto certo paura ma insieme coraggio di vincerla.
Il libro, edito in Francia nel 1969, privo di indicazioni circa il titolo originale e il traduttore dall'inglese, offre molte foto. Qualcuna non è male. Sono soprattutto immagini degli amici dell'oro.
Il secondo volume è dedicato alla battaglia finale di El Alamein, combattuta nell'autunno "42 e vinta dagli inglesi insieme agli altri corpi militari dell'impero britannico, comandati da Montgomery.
(29 xi 019) Il terzo volume riguarda la fine della guerra in Africa settentrionale (1943), dove si contempla l'armata comandata da Rommel schiacciata dagli inglesi a est, dagli americani a ovest, dov'erano sbarcati in forze.
Mi pare che la parte più interessante di questo terzo volume risieda nella descrizione forse non abbastanza nitida del ruolo delle forze francesi presenti in Algeria e Tunisia, colonie appunto della Francia occupata dai tedeschi dal 1940 e suddivisa tra una zona tedesca e una zona detta repubblica di Vichy. Ora, i francesi impegnati con gli occupanti tedeschi ed in armonia "collaborazionistica" con loro avrebbero dovuto in teoria opporsi alle manovre degli americani sbarcati in Marocco (altra colonia francese), ma all'incirca non lo fecero, finendo pian piano per schierarsi con i "liberatori". Per cui l'armata di Rommel, di cui facevano parte anche parecchie divisioni italiane, si trovò davanti anche i francesi.
Ho l'impressione che l'autore, Krieg, abbia partecipato allo sbarco degli americani in Marocco, infatti la sua descrizione scende in dettagli - anche tragici - che sembrano dovuti ad una diretta testimonianza.
Tre volumi di cui ho letto i primi due.
Nonostante che il nostro stia evidentemente dalla parte degli amici dell'oro e contro gli amici della svastica - quindi non neutrale ma favorevole al cosiddetto mondo libero - il libro è piacevole e piuttosto utile. E' il quarto che leggo sulla fenomenale guerra in Africa settentrionale ("41-"43; bellissimo quello di Paolo Caccia Dominioni) di cui ho incontrato negli anni giovanili tre partecipanti finiti nelle grinfie degli inglesi o degli americani - comunque sempre meglio che morire, ciò che avvenne a moltissime migliaia di uomini di entrambe le parti.
Krieg sottolinea la particolarità della guerra nel deserto, che è un poco come una guerra marinara fatta sulla terra ferma - ma "vuota". C'è solo da far fuori il nemico. Tattica e strategia, colpi di mano, sortite, inganni, traveggole dovute allo scambio di armi e mezzi tra i contendenti che si rubano a vicenda l'attrezzatura come bottino eccetera. Eccellente Rommel, secondo Krieg, ma destinato a perdere la guerra, come la perse, a causa della mostruosa superiorità degli inglesi - cioè dei britannici più i corpi militari provenienti dall'impero.
Nel leggere questo e gli altri libri ho spesso sofferto come di una pallida copia emotiva dello sgomento che i "nostri" soldati devono aver provato, ai tempi, sentendosi buttati nelle fauci della morte "per il re e per la patria", se non per il duce; ho provato però orgoglio per questi miei "padri" che hanno avuto certo paura ma insieme coraggio di vincerla.
Il libro, edito in Francia nel 1969, privo di indicazioni circa il titolo originale e il traduttore dall'inglese, offre molte foto. Qualcuna non è male. Sono soprattutto immagini degli amici dell'oro.
Il secondo volume è dedicato alla battaglia finale di El Alamein, combattuta nell'autunno "42 e vinta dagli inglesi insieme agli altri corpi militari dell'impero britannico, comandati da Montgomery.
(29 xi 019) Il terzo volume riguarda la fine della guerra in Africa settentrionale (1943), dove si contempla l'armata comandata da Rommel schiacciata dagli inglesi a est, dagli americani a ovest, dov'erano sbarcati in forze.
Mi pare che la parte più interessante di questo terzo volume risieda nella descrizione forse non abbastanza nitida del ruolo delle forze francesi presenti in Algeria e Tunisia, colonie appunto della Francia occupata dai tedeschi dal 1940 e suddivisa tra una zona tedesca e una zona detta repubblica di Vichy. Ora, i francesi impegnati con gli occupanti tedeschi ed in armonia "collaborazionistica" con loro avrebbero dovuto in teoria opporsi alle manovre degli americani sbarcati in Marocco (altra colonia francese), ma all'incirca non lo fecero, finendo pian piano per schierarsi con i "liberatori". Per cui l'armata di Rommel, di cui facevano parte anche parecchie divisioni italiane, si trovò davanti anche i francesi.
Ho l'impressione che l'autore, Krieg, abbia partecipato allo sbarco degli americani in Marocco, infatti la sua descrizione scende in dettagli - anche tragici - che sembrano dovuti ad una diretta testimonianza.
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