La grande bellezza

Ho visto la versione intera de "La grande bellezza" di Sorrentino, non quella tagliata che in molti hanno apprezzato al cinema e in dvd. Non sono un sostenitore di Sorrentino, che ha fatto film brutti, se non anche stupidi, ma qualche buon film lo ha pure tirato fuori. 
Guardando la versione intera de "La grande bellezza" si conferma il sospetto che con la "bellezza" non sia tanto in questione Roma, come molti (giornalisti romani) hanno fatto credere, quanto l'età giovanile del protagonista, divenuto un giornalista dandy che sembra aver portato a compimento la perdita di sé intrapresa  da Marcello, ne "La dolce vita" di Fellini. 

Un personaggio del film racconta al protagonista, Gambardella, del primo semaforo installato a Milano negli anni venti, e della folla accorsa a guardarlo, ed accenna alla "grande bellezza" dell'evento.
E' vero, Gambardella parla verso la fine del film di "grande bellezza" accennando al Colosseo, che si trova davanti alla sua pregevole alta terrazza.
Tra il "primo semaforo milanese" e la "vista Colosseo" primeggia però l'età giovanile, il mare, la bella fanciulla, e quel che si pensa talvolta da ragazzi: che la vita sia una gran cosa.

Una battuta di Gambardella merita di essere menzionata: i "trenini" romani, specie di girotondi danzanti, sono i più belli, "perché non vanno da nessuna parte".

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